Un musicista crepuscolare: Niccolò Van Westerhout
Dalla Rubrica La PugliaChePubblica
Scritto da Redazione
Sulla figura del compositore molese è intervenuto anche Nicola Sbisà sulla «Gazzetta del Mezzogiorno» dello scorso 15 dicembre, dove così si sintetizza la sua produzione musicale: «La sua produzione rispecchia un po’ la situazione esistenziale: moltissimi brani pianistici (era un abile pianista) e brani vocali che gli aprirono i salotti della città d’elezione ed anche opere cameristiche ed orchestrali (sinfonie e un concerto per violino e orchestra) che, data l’epoca, erano un aspetto abbastanza inconsueto nell’arco creativo di un compositore. L’opera comunque restava la sua vera aspirazione e alla fine ormai maturo riuscì ad esordire con la sua prima creazione del genere, ma, vedi caso non a Napoli, bensì a Roma dove il Cimbelino (su libretto di Colautti, ispirato a Shakespeare) andò in scena il 7 aprile 1893. Non fu quel che si dice un successo, e l’opera dopo sole tre rappresentazioni venne ritirata. Due anni dopo ritentò la fortuna con una nuova opera il Fortunio (su libretto di Scalinger) andata in scena questa volta a Milano al Teatro Lirico il 16 marzo
del 1895). L’anno dopo van Westerhout creò la sua opera più nota, Doña Flor, sempre su libretto di Colautti. L’opera in un atto e con soli tre personaggi, fu scritta per la inagurazione del piccolo teatro che la città natale aveva inteso creare ed intitolare al suo musicista. [...] Alla Doña Flor seguì Colomba (il cui libretto Colautti trasse da un romanzo breve di Merimée), ma che l’autore non vide mai rappresentata. Andò in scena infatti a Napoli, questa volta, nel 1923, quasi che la città intendesse riscattare la poca stima dimostrata in vita all’autore! Inedita rimase la Tilde (su libretto di Golisciani) ed appena abbozzata l’Imogene».






















