Intervista a Luigi Chiriatti (Kurumuny) su «Il Corriere del Mezzogiorno»

Della casa editrice Kurumuny ci eravamo già occupati in due occasioni, prima per la presenza della casa editrice nella rassegna Percorsi Identitari della Teca del Mediterraneopoi per presentare il volume di Mirko Grasso su Gaetano Salvemini pubblicato sempre per Kurumuny. Ma sull’attività di questa prestigiosa, e tra le più importanti in assoluto del panorama editoriale pugliese, casa editrice fondata nel 1996, che fa della riscoperta del mondo popolare salentino, con particolare attenzione all’etnomusicologia, il suo preciso indirizzo editoriale, si è soffermato lo scorso 24 agosto sulle pagine culturali del «Corriere del Mezzogiorno» Felice Blasi, con un’intervista all’editore e fondatore di Kurumuny, Luigi Chiriatti, oltre che educatore, tamburellista e autore e curatore di numerosi volumi, tra i quali ricordo solo Morso d’amore. Viaggio nel tarantismo salentino ripubblicato nel 2006.

Nell’intervista grande spazio hanno i ricordi della giovinezza, in un Salento ancora non toccato dall’emigrazione, almeno fino agli anni Cinquanta, fino alle grandi occupazioni dell’Arneo che «furono un fatto di portata nazionale, quaranta giorni e quaranta notti di occupazione permanente. Arrivarono gli aerei di Scelba per snidare migliaia di persone da quel grande polmone verde che si estendeva da Porto Cesareo a Taranto. Dopo il fallimento di quel tentativo la gente era emigrata in massa. I dati del periodo riportano tassi del 40 per cento di emigrazione. Fu l’evento chiave di una memoria spezzata. L’esigenza di ricostruire quella memoria orale mosse la nostra ricerca». «Negli anni ’60 a Calimera ci ritrovavamo nel circolo culturale intitolato a Giannino Aprile, una figura di intellettuale e sindaco che aveva studiato molte testimonianze sulla lingua grica. Con lui, Angela Campi Colella, una scrittrice in grico e buona poetessa. Eravamo ragazzi e allora nacque la nostra passione per la cultura popolare. Con Roberto e Francesca Licci demmo vita a piccoli spettacoli musicali, confluendo nel 1973 nel Canzoniere Grecanico Salentino. Lì fummo guidati dagli insegnamenti di Rina Durante, che era collegata al movimento folk nazionale di Ivan Della Mea, Giovanna Marini, Rosa Balestrieri, Pietro pietrangeli, e cercava di imporre all’attenzione questa subcultura o, come si deiceva allora, cultura altra. La grande lezione di Rina Durante è stata di sprovincializzare il nostro localismo. La microstoria salentina può essere interessante, ma se non è collocata nel quadro della storia pugliese e italiana, diventa folclore». «Negli anni ’70 registrai gli Ucci, cioè Antonio Bandello e Uccio Aloisi, di Cutrofiano, oppure gli Zimba di Aradeo, che allora erano considerati mezzi pazzi, quasi come gli scemi del villaggio». Sulle prospettive odierne della musica popolare salentina, invece, Chiriatti si esprime in questi termini: «Oggi abbiamo di fronte un’altra esigenza ed un progetto diverso. Non è più importante trovare una nuova pizzica, un altro canto, utile forse solo per pura curiosità stilistica. Bisogna invece creare sinergie, collegamenti e contaminazioni tra il corpus di canti e di cultura, sociale e politica, di questo territorio, con le sonorità, le culture e le storie di altre regioni e nazioni».