“Lì” di Tommaso Anzoino

Tommaso Anzoino, nato a Torino ma da molti anni residente in Puglia, a Taranto, ha da poco pubblicato un suo romanzo per la casa editrice Palomar dal titolo (pp. 270, euro 14). Intellettuale, negli anni Settanta Anzoino incontrò Pier Paolo Pasolini al quale dedicò la sua prima opera saggistica, contenente anche un’intervista al poeta friulano (Pier Paolo Pasolini, La Nuova Italia, Firenze 1971). In seguito ha pubblicato i volumi Esame d’incoscienza (Lacaita, Manduria 1983), El premio (Manni, Lecce 1998), Gabriel a cena da Clinton (Scorpione, Taranto 2008). Negli anni Ottanta ha iniziato il suo impegno in politica ricoprendo anche per cinque anni l’incarico di Assessore alla Cultura del Comune di Taranto. Attualmente collabora con l’Università degli studi di Bari e come editorialista con il «Corriere del Mezzogiorno». Attualmente è preside del Liceo “Archita” di Taranto, dove il libro è stato presentato lo scorso 6 febbraio, mentre ieri mattina il romanzo è stato presentato sempre a Taranto, ma presso l’Istituto Moschetti.

Il testo è introdotto da una prefazione di Adolfo Mele, presidente della Sezione tarantina dell’A.I.C.C. (Associazione Italiana Cultura Classica) nonché docente di latino e Greco, che così parla di : «In tutto il testo c’è una girandola di dittici, indefiniti, di pronomi, di tempi, un succedersi in libertà, almeno apparente, di associazioni di idee, immagini, suggestioni, che alla fine risucchiano il lettore nel loro vortice caleidoscopico, una serie notevole di allegorie, un mondo onirico, cui dà ordine solo la ricorrente insistenza sulle posizioni, fisiche, del narratore. È autobiografico? Forse. Ma c’è di tutto. Problemi ambientali, ricordi infantili, ricordi di ogni tipo: sogni, letture, ascolti, viaggi, studi, esperienze, giochi, film visti, persone e animali frequentati; e ci sono note di politica, poche, riflessioni morali, confessioni e suggerimenti di didattica, spunti di comprensione della realtà del mondo dell’infanzia, e soprattutto un senso del mistero, del rinvio ad altro, e una grande nostalgia…». In quarta di copertina, invece, si legge: «Forte risulta l’influenza degli autori che più ha amato e ama, da Garcìa Marquez a Saramago, a Philip Roth, e c’è la riproposizione di una “poiètica” che intende la scrittura come “invenzione”, come ritrovamento di cose, di affetti, di luoghi, di “storie nelle quali – come dice Saramago – anche se uno non c’è stato, c’è stato”».