“Io e mio fratello” di Luca Galliano

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Dopo la morte di Filippo Raciti, nessuno aveva mai provato a raccontare la violenza negli stadi. Lo fa ora Luca Galliano, ventottenne finanziere a Manfredonia, siciliano d’origine, già autore di significativi saggi pedagogici (come Dal piccolo principe ad Harry Potter, adottato nelle scuole) con il romanzo Io e mio fratello (pp. 152, euro 10, Edizioni il Castello, Foggia) che racconta il mondo degli stadi di calcio, in cui l’ombra mafiosa fa sentire la sua pesante e insensibile mano con rabbia e violenta determinazione, dove il confine tra realtà e invenzione diventa indistinguibile.

«È certamente un’opera ispirata alla morte dell’ispettore Filippo Raciti, anche se completamente inventata e romanzata. Comunque, il mio testo è nato come un dono a Raciti e a tutte le vittime della violenza all’interno degli stadi di calcio», dice Galliano, che devolve parte del ricavato del libro all’associazione Feriti e vittime della criminalità e del dovere (Fervicredo) che dal 1999 sostiene e tutela le vittime della criminalità e del dovere. Protagonisti del romanzo due fratelli (Salvatore, il più grande, ispettore di Polizia trasferito dalla Sicilia a Foggia; e Rosario, il più piccolo, deviato dalla malavita attraverso i gruppi ultras a servizio della mafia), le cui vite scorrono parallele dai destini incrociati, lungo una storia d’amore, che servirà a Salvo per redimere il fratello minore. Il racconto, ambientato quasi esclusivamente nella Catania dei nostri giorni, con paesaggi reali come sfondo, usa un linguaggio immediato e giovane, proprio perché il target a cui si rivolge è quello dei giovani lettori. «Ho scelto una forma semplice, lineare, tipica e familiare ai giovani, priva della forma precettistica e moraleggiante», spiega Galliano.