“A che serve un giardino?” di F. Botta e M. Comei

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È stato presentato poche settimane fa presso il Caffè DolceAmaro di Bari, alla presenza di Nichi Vendola, il nuovo volume di Franco Botta e Marina Comei su un argomento assai in voga negli ultimi tempi, A che serve un giardino? (pp. 152, euro 18, con la traduzione in inglese di Paul Jarvis e illustrazioni di Giulio Cosmo) pubblicato dalle Edizioni Dal Sud di Bari. E se la presenza del governatore pugliese è servita a confermare la sua sensibilità ai temi dell’ambiente e della natura (rispetto al roseto di venti ettari acquistato da Silvio Berlusconi, Vendola preferisce curare il suo personale albero di limoni), al centro dell’attenzione sono stati i consigli pratici e le riflessioni sociologiche dei coniugi Botta-Comei, entrambi docenti universitari (lui economista, lei storica), sui giardini.

Come ha affermato Franco Botta durante la presentazione, «Questo libro è un elogio del giardino e della natura, ma nello stesso tempo una guida pratica, letteraria e filosofica». Il giardino viene visto come «un luogo di cura e di spaesamento; un luogo in cui l’interiorità si fa mondo e il mondo si interiorizza». L’interrogarsi dei due autori sul ruolo dei giardini, si legge in quarta di copertina, «non va inteso come una resa all’utilitarismo, ma come una proposta per difendere uno spazio e una modalità del vivere che è andata persa. Nell’ottica di lunga durata propria degli storici, la brevità delle fioriture e le altre cose che accadono in un giardino sono attutite dalla consapevolezza che altre ne verranno insieme all’infinito ripetersi delle stagioni; nell’ottica di breve periodo degli economisti, si vive tutto in modo più drammatico, a cominciare naturalmente dal fatto che la rosa che è appena fiorita sta già cominciando a sfiorire e che la luna piena che illumina il cielo e il giardino sta già declinando».