Addio a Piero Lacaita

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Si è spento domenica scorsa a Manduria, all’età di 85 anni, Piero Lacaita, direttore editoriale e fondatore dell’omonima e storica casa editrice. I funerali si sono svolti lunedì e la sua figura è stata ricordata dal sindaco della città, Francesco Massaro, in apertura dei lavori di consiglio comunale. Lacaita, primo di sei figli, ha legato il suo nome all’impegno culturale, sociale e politico. Si era laureato in Giurisprudenza all’Università di Bari, discutendo una tesi in Filosofia del Diritto con Aldo Moro sulla teoria crociana del diritto dello Stato. Ma Lacaita è passato alla storia soprattutto per l’ampia e meritoria azione della casa editrice fondata alla fine degli anni Quaranta nella sua città natale e tuttora in attività (www.lacaita.com). In occasione della sua scomparsa, «La Gazzetta del Mezzogiorno» ha ripubblicato un’intervista rilasciata da Lacaita nell’agosto del 2005, della quale riportiamo alcuni stralci particolarmente interessanti.

A proposito del costante attaccamento al Sud e alla Puglia di Lacaita, ad esempio, l’editore ricordava le parole di Tommaso Fiore, che negli Sessanta gli scriveva, quando stava pensando di trasferirsi altrove: «Se lasci Manduria il tuo spirito probabilmente si isterilirà o si affloscerà, e certo ti piegherai ad interessi estranei al Mezzogiorno. Rifletti bene a ciò che ti dico; non bisogna abbandonare il Mezzogiorno. Del resto Laterza ha lavorato a Bari e per tutta l’Europa…». E alla domanda su cosa fosse per lui il libro, così rispondeva: «E’ l’odore della carta, dell’inchiostro. Il rumore assordante delle macchine da stampa nella vecchia tipografia di famiglia, fondata nel 1902. E’ il rimprovero di mio padre perché volevo avvicinarmi troppo a quei congegni misteriosi e affascinanti. E’ la stessa scoperta del libro nella biblioteca di famiglia. Anche in quel caso l’odore, l’odore dei libri, è stato decisivo per il mio “innamoramento”. Oggi è il lavoro di un’intera giornata, il contatto con gli scrittori, la scelta delle copertine, la cura continua e personale della veste tipografica. Perché è vero: il libro è quasi un uomo. Se ho in mano un libro di Croce, posseggo il suo pensiero, le sue idee, quindi, la sua persona. In questo il libro è un mezzo insostituibile dalle moderne tecnologie. Fu un libro di Croce, “La Storia come pensiero e come azione”, a far maturare in me l’antifascismo, la fede liberal-socialista». Questo, invece, un importante spaccato storico della casa editrice Lacaita, che può senza troppe difficoltà accomunarsi a quelle di altre esperienze editoriali pugliesi della seconda metà del Novecento: «Nell’immediato dopoguerra pubblicavo fino a 5mila copie. Oggi se ne vendono a malapena mille. È lo specchio del degrado culturale. E se devo guardare ai numeri, la “protesta” non ha raccolto consensi. Ma la “protesta laica” è il contributo che la mia casa editrice ha cercato di offrire alla costruzione di un’Italia civile, di un Mezzogiorno civile, che trae linfa dalle idee innovatrici. La mia casa editrice è nata sulla spinta di una passione civile e politica ed è diventata uno strumento di lavoro. Contestualmente è cresciuta la passione socialista, alimentata dalle idee di Gobetti e dei fratelli Rosselli. La politica mi ha poi deluso, perché nell’Italia postfascista i partiti non riuscirono a legare tra loro politica e cultura, approfondendo il solco tra paese legale e paese reale. In questo individuo le radici della crisi di fine secolo».  E infine, una previsione sul futuro dell’editoria: «È per un’editoria che ha capacità di strutturarsi ed inserirsi nella cultura europea, avendo come punti di riferimento la laicità e, appunto, la rivolta civile. Oggi la sfida è rappresentata dall’essere, insieme, cittadini del Sud, cittadini italiani, cittadini d’Europa…».

Stefano Savella