“False righe, sproloqui, anafore e altre cure” di Leo Cavaliere

Dalla Rubrica LaPugliaChePubblica
Scritto da Redazione

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False righe, sproloqui, anafore e altre cure (pp. 128, euro 13) è il titolo della prima raccolta di poesie di Leo Cavaliere, trentatreenne di Monopoli, dove lavora, laureato in Filosofia. La raccolta di poesie è stata pubblicata dalla casa editrice Schena di Fasano nel dicembre del 2007 ed è acquistabile su tutti i maggiori portali editoriali. All’interno, vi si trovano liriche scritte tra il 2003 e il 2004. Vincenzo Aversa, su «L’Informatore», ha scritto che «Si tratta di confessioni, pensieri intimi che mostrano il tentativo di gestire la sofferenza che spesso l’autore incontra nel vivere, l’illusione di trovare risposte nella realtà come avviene nei componimenti più brevi con un risultato solo in apparenza disordinato e frammentario o lo sforzo di suggerire una sistemazione ai tanti aspetti del quotidiano, magari solo sfiorati e poi ripresi, come in quelli più lunghi».

Nella Prolusione non prolissa in cui l’autore tratteggia i caratteri peculiari della sua poetica, emerge già distintamente la sua formazione filosofica: «La vita è caos - vi si legge -, e quello che è l’effetto della vita non può che esserne la diretta espressione. L’arte che viene al mondo costituisce essenzialmente un tentativo di sistemazione, è una conseguenza, la ricerca di una via con cui dare significato alle cose».  Le poesie della raccolta attraversano vari aspetti della vita personale e sociale dell’autore: da quelle rivolte alle donne a quelle in cui Cavaliere, «poeta urbano» come si è definito, dissacra certi clichè appartenenti ai personaggi della politica, dall’onorevole di turno («Il Politico, amico / è un carnevale /[...] è dominio / controllo / potestà») al militante di sinistra che non ha letto Marx. Di mezzo, una serie di liriche in cui l’autore cerca evidentemente il suo posto in un mondo che avverte estraneo o quantomeno inadatto alle sensibilità di chi si sente poeta. Tra le poesie più significative, segnalo l’unica dedicata direttamente alla Puglia, un inno in crescendo che si chiude così: «Si può avere freddo qui, / ma l’inverno è altrove. / [...] Questa è la nostra estate, / forestieri che amate l’Apulia! / Noi siamo a casa nostra, / in beata vacanza, / come perdigiorno / allo sbando tutte le notti, / fino al canto del gallo - / e non è la California / non è il Messico, / né la Nuova Zelanda».

Stefano Savella

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