“Uai assa’ mmort ma’”, di Vincenzo Giagnorio
Dalla Rubrica LaPugliaChePubblica
Scritto da Redazione

Nella libreria Edicolè di San Severo (nella foto) è stato presentato alcune settimane fa un nuovo volumetto che conferma una tradizione ormai consolidata, e della quale stiamo dando sempre più spazio nelle ultime settimane su PugliaLibre, del recupero e della valorizzazione delle tradizioni popolari della Capitanata. Quello che presentiamo oggi è il volume di Vincenzo Giagnorio dal titolo, nel dialetto di Sannicandro Garganico, Uai assa’ e mmort ma’ (Guai assai, morti mai, a cura di Angelo Frascaria e Matteo Vocale, pp. 232). Si tratta del secondo volume che l’autore pubblica con il Centro Studi Tradizioni Popolari del Gargano e della Capitanata, dopo La mia vita. I miei ricordi, a cura di Salvatore Villani, 2007. Vincenzo Giagnorio, pescatore, è nato a San Nicandro Garganico il 5 novembre 1914. Già pastorello e bracciante, poi caporale maggiore nella Seconda Guerra Mondiale e alfine internato militare in Germania, è sostanzialmente autodidatta (poté frequentare la scuola solo sino alla quarta elementare).
Questa raccolta di versi e racconti del novantacinquenne Giagnorio, come scrive nella presentazione Antonio R. Daniele dell’Università degli Studi di Foggia, l’autore «pare averla concepita facendola correre su un doppio binario: la celebrazione del verso popolare tradizionale in controcanto all’esperienza personale, che gli permette di tentare l’itinerario poetico conservando intatti la suggestione della danza popolare, la caustica icasticità dei motti e dei detti, il lirismo del cantastorie e appoggiandosi, infine, alla vaghezza del racconto di viaggio scanzonato e temerario, alle donne civette, maliziose e scostumate, a quella religiosità cristiana “guastata” dall’avito paganesimo del fascinum, dei riti contro il malocchio (Carolina, Mariannina e Maria) che ha radici ben piantate in tutta la memoria della iatrodemonologia mediterranea». «Uai assa’ mmort ma’» è un ritornello che ricorre spesso nel manoscritto e che incita a non abbattersi e a preferire i guai alla morte.





















