“Giulietta va a teatro” di Dario Dellino

Di Dario Dellino ci eravamo occupati già alcuni mesi fa per il suo primo romanzo La sventurata sorella della poesia,  pubblicato da Supporto Cartaceo. Da pochi mesi è invece in libreria un nuovo volume dell’autore barese 35enne, dal titolo Giulietta va a teatro, pubblicato dalle Edizioni Dal Sud (pp. 132, euro 12). Il nuovo romanzo di Dellino, illustrato da Carmela Boccasile e Lillo Dellino, si aggiunge ai numerosi altri testi pubblicati nell’ultimo anno a margine della prevista (e prossima) riapertura del Teatro Petruzzelli di Bari (di quattro di essi ne abbiamo parlato a proposito del secondo incontro di Building Apulia). Il romanzo di Dellino, tuttavia, si colloca in maniera del tutto peculiare in questa serie di pubblicazioni, non solo per la forma narrativa (già utilizzata da Federico Pirro per Bari brucia), ma soprattutto per il registro fiabesco della storia raccontata: la storia dei due fratelli Petruzzelli e di due cani randagi, Rodolfo e, appunto, Giulietta. «Animali parlanti e pensanti – ha scritto Nicola Signorile sulla «Gazzetta del Mezzogiorno» -, come si conviene ad una favola, pieni di sentimento e di onestà, speculari a quel gran circo cinico che è l’umanità. […] Dietro il sipario che è la grande impresa della costruzione del teatro da 4mila posti, si mette in scena una improbabile famigliola di imprenditori che accumulano monete d’oro in cantina come nel deposito di Paperon de’ Paperoni. Ma anche un proletariato derelitto, arruolato sul cantiere controllato dai soldati».

Ecco un estratto del romanzo di Dario Dellino: «C’erano una volta due fratelli che vivevano in una città all’estrema punta d’un regno a forma di stivale. Si chiamavano Onofrio e Antonio. Avevano una sorella stupenda, Annamaria, sposata ad un tipo disceso in città dalle colline vicine. Il regno, meraviglioso, era solcato da montagne alte e coperte di neve che si tuffavano direttamente nel mare, boschi scuri e profondi e fiumi d’argento. La gente che viveva in questo regno straordinario parlava cantando e i paesi sembravano fatti di marzapane e frutta candita, con case bianche e bordò aggrappate alle pendici dei monti o attorno a piccoli porti in cui si specchiavano barche azzurre. Questa è la storia di Giulietta: non voleva andare a teatro, eppure ci andò. È la storia di un mucchio di mattoni e cemento impastati con tanti buoni sentimenti. È una storia d’amore. Mi è stata raccontata da un barbiere che aveva bottega nel palazzo del teatro Petruzzelli, a Bari. A quel tempo avevo ancora i capelli e una volta alla settimana, essendo molto vanitoso, me li andavo a far spuntare e pettinare. Il barbiere, ottant’anni vispi e arzilli, parlava senza sosta. Giorno dopo giorno si cominciò a far strada nella mia mente l’idea di raccogliere per iscritto le sue chiacchiere. Questa narra l’origine del palazzo in cui lavorò mezzo secolo. Giurai che se fossi sopravvissuto alla sua mano malferma ed al rasoio così vicino alla mia gola l’avrei trascritta. Ed eccola qua».