“Resetto” di Valentina Pansini

Recensione di Maria Grazia Costantino

Resetto. Cronaca oraria di una giornata precaria (ed. Zona, euro 13,00, pp. 121), è il romanzo d’esordio di Valentina Pansini (Molfetta, Bari 1981), laureata in lettere moderne, con esperienze maturate nel campo della critica d’arte e che attualmente vive e lavora a Roma come insegnante (precaria) di lettere.
Tic tac, tic tac, tic tac… è il ticchettio dell’orologio che scandisce il resetto di una giornata precaria di una giovane supplente, con quell’inesorabilità del tempo che avvolge ogni minuto di ogni gesto, pensiero, desiderio, gioia, risata, incontro… Uno stile brioso, una leggerezza mai banale, e un’ironia pervadente rendono piacevole e spesso sorprendente, per i numerosi e simpatici rimandi al mondo del cinema, dell’arte pittorica, della pubblicità, percorrere la giornata di una precaria, ora per ora, dal risveglio all’arrivo a scuola, al rientro a casa.

Divertenti e sfiziose le analisi dei comportamenti e delle “trovate” degli alunni e dei docenti dell’Istituto professionale in cui Valentina insegna, spesso ciniche e sarcastiche le riflessioni sul lavoro di docente, anzi di precaria, che ha dovuto «aspettare una laurea, tre corsi specializzazione, …» per poter iniziare a guadagnare, a venticinque anni, quanto un operaio (lavoro per il quale «nutro il massimo rispetto») che ha iniziato a lavorare a diciotto anni… È davvero caro «“il prezzo della cultura!” …o era il peso?». A casa Valentina, smessi i panni della supplente vessata e diligente, si tuffa su Mns, chatta con le sue “tre fatine” (la cugina e due amiche carissime), riordina la camera, assiste a spassose scene di vita quotidiana, i cui protagonisti sono i genitori con cui vive, sazia di coccole la sua gatta… e il resettamento continua, non si ferma. Anche nella agro-dolce constatazione di essere troppo sfigata per il mestiere più bistrattato in assoluto, l’allegria, la verve e la vivacità, che dominano il romanzo, aprono una prospettiva piacevole e scanzonata su un mondo difficile e assurdo – sia pure affascinante – come quello della scuola… mentre l’orologio, con il suo tic tac, non smette di far sentire la sua voce…