“Avevo solo voglia di scrivere” di Marianna Iandolo
Dalla Rubrica LaPugliaCheScrive
Scritto da Redazione
Le Edizioni Creativa, un laboratorio culturale e casa editrice nata nel 2005 a Torre del Greco (NA), hanno pubblicato da qualche mese il primo romanzo di Marianna Iandolo, dal titolo Avevo solo voglia di scrivere (pp. 204, euro 13,50). L’autrice ha 33 anni, è nata e cresciuta a Bari ed è giornalista professionista. Ha cominciato a scrivere da quando è stata in grado di stringere la penna in mano e da allora non ha più smesso. Conclusi gli studi universitari si è trasferita a Roma, dove vive da circa dieci anni e lavora per giornali, televisioni e new media. Il romanzo, autobiografico, «è la storia di una bambina che non vuole diventare grande. Un inno alla leggerezza che vuole farsi beffa della vita ma senza mortificarne il valore. Minerva ha sette anni quando decide finalmente di aprirsi al mondo attraverso l’unico mezzo che sente davvero suo: lo scrivere. E sarà questo scrivere ad accompagnarla giorno dopo giorno, anno dopo anno nella sua vita di bambina, di adolescente, di giovane donna epicentro di una narrazione che non vuole stupire né vuole estasiare, ma tentare di commuovere e di far sorridere».
Si legge ancora in un comunicato delle Edizioni Creativa (raccolto integralmente qui): il libro è «Un testo che ripercorre la vita della protagonista, Minerva, attraverso la narrazione degli eventi e le sue “lettere”. Una giovane che fino da bambina ha sentito la necessità di scrivere, di comunicare con gli altri non solo verbalmente, ma anche attraverso parole lasciate dall’inchiostro su di un foglio bianco: lunghe lettere o brevi messaggi - non ha importanza – basta assecondare il desiderio di mettere i pensieri nero su bianco. La fanciullezza e l’adolescenza di una ragazza circondata dall’affetto della famiglia, la quale si affaccia al mondo e alle esperienze proponendosi per ciò che è e non per stereotipi sociali cuciti addosso per farsi accettare dagli altri. [...] Quando era bambina, Minerva scriveva a sua madre quanto le fosse dispiaciuto che la marmellata fosse caduta dal frigorifero sul pavimento sporcando dove era stato appena finito di pulire. Per ogni giornata trascorsa, ogni sera c’era una letterina sul suo comodino che chiedeva scusa per i danni combinati durante il giorno o che raccontava semplicemente come aveva trascorso la giornata; e la sua mamma andava a darle un bacio e a rimboccarle le coperte chiedendole perché scrivesse tanto dal momento che le sue giornate per lo più le trascorreva con lei e che non si faceva certo mancare di essere una gran chiacchierona. Si chiedeva perché lei sentisse il bisogno di mettere per iscritto tutto ciò che mi passava per la testa. Ben presto sua madre capì che il suo non era un bisogno ma un’irrefrenabile voglia. Aveva solo voglia di scrivere».





















