“Quindici passi” di Giuliano Foschini

Recensione di Francesca Giglio

Con doviziosa passione civile, Giuliano Foschini in Quindici passi (Fandango 2009, pp. 133, euro 14), ci consegna la storia dell’Ilva di Taranto, l’impianto siderurgico che ha influito sull’inquinamento ambientale della città, e la correda di documenti fondanti e di testimonianze. Annosi problemi ed acronimi vengono sciolti in una particolareggiata dissertazione giornalistica, che ambisce tanto all’attendibilità scientifica quanto alla piacevolezza letteraria. Una grave emergenza sanitaria, supportata dagli inequivocabili dati, si delinea attraverso l’esperienza degli addetti ai lavori, della gente, dei detentori della cosa pubblica, dei responsabili di associazioni sensibili al diritto alla salute, e si dispiega nella limpida penna di Foschini. Alle ragioni e alle prove, arrecate a dimostrazione del grave ‘caso Taranto’, si alternano i lutti, le vicende degli operai dell’Ilva, fonte, quest’ultima – per un’odiosa dicotomia – di lavoro e di morte, le notizie di malattie che non risparmiano neppure i bambini. Quindici passi dividono il ‘vulcano’, ribollente di inquinanti cancerogeni, dal quartiere Tamburi; e quindici, per una eloquente coincidenza, sono i passi che separano l’Ilva dal cimitero di San Brunone.

Come profondamente ingiusta si attesta l’emergenza delle pecore e degli agnelli avvelenati di diossina e condannati all’abbattimento; come decisivo si rimarca il coraggio della verità perseguito dal giornale «Taranto Sera», detonatore di una rivoluzione conoscitiva. Le scelte non più procrastinabili sono, tuttavia, nelle mani delle istituzioni. L’autore si congeda con un esempio di benvenuta responsabilità: la legge regionale del 2008 che ha imposto all’Ilva di raggiungere, tramite le migliori tecnologie, ed entro il 21 dicembre del 2010, il limite di 0,4 nanogrammi di diossine all’ora, in linea col Protocollo di Aarhus del 2006. Carico di speranze, seppur adombrato da cinismo, il provvedimento è arrivato dopo attriti e deleteri temporeggiamenti. Foschini combatte la guerra dell’informazione e auspica le più doverose riflessioni.