Alberobello, un ponte tra i popoli del Mediterraneo

labpoiesis

di Giovanni Turi

Con il ciclo di incontri presieduti dagli scrittori Tarekb Eltayeb, Jabbar Yassin Hussin e Giuseppe Goffredo, si sono conclusi i Seminari di Autunno organizzati dal Laboratorio Poiesis di Alberobello; proprio nella sala consiliare della cittadina dei trulli, lo scorso 27 novembre, ha avuto luogo la conferenza dal titolo Polveri Matri Migranti – Terre, memoria, legami, scrittura.

Cos’abbiano in comune tre scrittori di nazionalità e tradizione diversa emerge chiaramente dalle parole di Goffredo: la strenua volontà di condividere la ricchezza culturale di ogni individuo e l’idea di definire la soggettività comune delle etnie che hanno nel Mediterraneo il loro baricentro ideale.

Eltayeb, nel romanzo Una città senza palme (Poiesis Editrice), ha voluto dare fisionomia al popolo dei migranti, alle loro esigenze, al disagio che ciascuno ha sperimentato. Lo scrittore di origine sudanese, che ha vissuto prima in Egitto e poi in Austria, ha raccontato come il modo di vedere di chi vive nel benessere sia differente da quello di chi quotidianamente patisce la povertà e come la missione degli artisti debba essere quella di conciliare questi due mondi. Per lui, che è nato dove le palme caratterizzano il panorama, l’arrivo in Europa ha significato anche un mutamento radicale del paesaggio: da noi le palme crescono solitarie e rachitiche, metafora di coloro che, da adulti, devono sforzarsi di rinascere a nuova vita in un ambiente ostile.

Yassin Hussin, di origine irachena, ha denunciato come l’Occidente non possa rinunciare allo scambio e al confronto; se le rondini non tornassero dall’Africa, l’Europa non avrebbe la primavera… La storia si sofferma sui grandi avvenimenti, per cui egli ritiene che spetti all’arte svelare quanto essa cela, ossia le piccole e universali vicende individuali che accomunano le genti: è questo uno dei temi di Addio bambino (Poiesis Editrice). Dopo ventisette anni di esilio in Francia, Yassin Hussin è tornato nella sua terra alla caduta del regime di Saddam Hussein; oltre che posti e persone, cercava la sua giovinezza irrimediabilmente perduta, da qui il titolo dell’ultima opera.

Dopo essersi aperto al Mediterraneo, il Laboratorio Poiesis, diretto da Giuseppe Goffredo e coordinato da Barbara Cupertino, vuole ora continuare il suo viaggio e instaurare un ponte con l’America Latina: sarà questo il tema delle prossime pubblicazioni e dei Seminari di Marzo.