“I treni della felicità” di Giovanni Rinaldi

È stato pubblicato dalla Ediesse, la casa editrice della CGIL con sede a Roma, e presentato poche settimane fa a San Severo il volume di Giovanni Rinaldi dal titolo I treni della felicità (pp. 200, euro 10), che ha avuto anche spazio poche settimane fa sulla trasmissione RAI Uno Mattina. L’autore è nato a Cerignola (FG) nel 1954 e ha studiato al DAMS di Bologna con il Gruppo di Drammaturgia 2 guidato da Giuliano Scabia. Ha condotto numerose ricerche antropologiche utilizzando mezzi audiovisivi e fotografici. Tra le sue pubblicazioni: (con altri) Il gorilla quadrumàno. Il teatro come ricerca delle nostre radici profonde (Feltrinelli, 1974), (con R. Cipriani e P. Sobrero) Il simbolo conteso. Simbolismo politico e religioso nelle culture di base meridionali (Ianua, 1979), (con P. Sobrero) La memoria che resta. Vita quotidiana, mito e storia dei braccianti nel Tavoliere di Puglia (Aramirè, 2004 – I ed. 1981). Autore di progetti culturali, tra i quali sono da ricordare il lavoro teatrale multimediale Braccianti. La memoria che resta e la rassegna letteraria e musicale Leggere la fatica di leggere. Ideatore del progetto «Casa Di Vittorio»,attualmente è direttore dell’omonima Associazione.

Giovanni Rinaldi, tessendo sottili fili di memorie sparse, anni fa si è messo in cerca dei bambini che erano saliti su quelli che vennero chiamati «I treni della felicità». Si trattava di una straordinaria rete di solidarietà sostenuta dalla neonata UDI e dal PCI che, a partire dal secondo dopoguerra, affidò per mesi (talvolta anni) a famiglie del Centro Italia oltre 70.000 figli del Sud vittime delle conseguenze belliche, di rivolte operaie sedate col sangue, di calamità naturali. Bambini che lasciarono le loro famiglie per essere ospitati da altrettante famiglie contadine, nei paesi del reggiano, del modenese, del bolognese. Lì vennero rivestiti, mandati a scuola, curati.
Mezzo secolo dopo un cineasta, Alessandro Piva, e uno storico, Giovanni Rinaldi, si mettono sulle tracce dei sopravvissuti. Ne escono fuori due lavori confinanti e di documentazione tra storia di ieri e di oggi, il documentario Pasta nera e questo libro, frutto di appassionati viaggi e ricerche in diverse città del centro Italia, che si avvale anche della prefazione di Miriam Mafai.
Scritto in presa diretta, il libro ricostruisce le storie di alcuni di quei bambini che su malandati vagoni ferroviari arrivarono in un’altra Italia. Soprattutto di quelli rimasti a vivere nelle famiglie che li avevano adottati, scovati dall’autore nel corso dei suoi viaggi ad Ancona, Follonica, Ravenna, Lugo di Romagna. Come i bambini figli degli scioperanti di San Severo, arrestati nel 1950 per insurrezione armata contro i poteri dello Stato, per volontà del governo Scelba. Sono Severino, Dante, Zazà, che oggi parlano ricordando i fanciulli che furono in un Paese più povero e semplice, dove mangiare un gelato o un piatto di pasta erano cose che potevano emozionare. Ma è anche la storia delle «due Italie» e di un Sud ancora socialmente arretratissimo. Fu proprio questo che spinse alcuni di quei bambini a fare una scelta drammatica: lasciare la propria terra e la propria famiglia, restare dove il destino e quei treni li avevano portati, sognando una vita migliore.