Intervista a Livio Muci/1

Dalla Rubrica Monografia
Scritto da Redazione

muci

Sull’ultimo numero del nostro magazine abbiamo intervistato Livio Muci, fondatore delle case editrici pugliesi Besa Editrice e Edizioni Controluce e docenre di Editoria multimediale all’università del Salento e presso Master a Urbino. Pubblichiamo oggi la prima parte dell’intervista e domani la seconda parte.

Accanto all’esperienza di Besa Editrice, che continua a rappresentare un punto di riferimento nella media editoria pugliese, da pochi anni lei ha ispirato il nuovo marchio editoriale Edizioni Controluce. Quali sono le peculiarità di questa nuova casa editrice? Quanto è importante per un editore che opera in periferia costruire un catalogo composto in prevalenza da traduzioni? È un investimento che ottiene successo in ambito regionale e nazionale?

Può apparire un controsenso, dopo aver contribuito ad affermare una sigla, Besa Editrice, con una sua identità e un suo riconoscimento, pensare a una seconda sigla e dover rifare completamente un lavoro svolto nell’arco di almeno un decennio. La verità è che Besa è finita per diventare, oltre al progetto originario, tante altre cose. Cioè è diventata quella che si suol definire una casa editrice generalista.

Con Controluce vorrei personalmente tornare al punto di partenza, al progetto originario così com’era nato, ma rielaborato alla luce di una certa esperienza. Perciò, schematicamente, Controluce avrà una produzione esclusivamente di traduzioni o di una serie di titoli “pescati” per favorire un affaccio sulla finestra del mondo. Besa invece, pur continuando anch’essa ad avere questa funzione, è allargata ad altre collane come quella sul cinema, che nel 2010 prenderà un nuovo slancio. Ci sarà questa ripartizione tra una casa editrice più specializzata rispetto ad un’altra che è un contenitore molto più vasto e che al suo interno può avere tutto.

Per quanto riguarda le difficoltà, esse sono evidenti: ricordo sempre a me stesso che la Puglia totalizza appena il 2% del mercato nazionale del libro. È quindi evidente che una casa editrice come Controluce, che guarda a un certo tipo di iniziative, in una regione come la Puglia ha poco riscontro, anche perché curiosamente quando l’istituzione pubblica, la Regione nella sua interezza, ha mostrato interesse, probabilmente più per obblighi istituzionali che per sensibilità, verso questo tipo di tematiche, ad esempio penso ai Balcani, poi in concreto sull’aspetto specifico dell’editoria non c’è stato nessun fatto nuovo. Tutto lo scambio con l’Oriente viene inteso o solo come rapporto istituzionale o come una serie di eventi soprattutto musicali e cinematografici, che poi non costruiscono realmente quel collegamento auspicabile che l’editoria, la lettura, la letteratura ecc. potrebbero rinsaldare meglio.

Sul piano nazionale invece il percorso di Controluce è nella normalità, rientrando tra quelle case editrici che devono affrontare costi, per questo tipo di attività, molto rilevanti, e ovviamente anche penalizzanti, rispetto a dei colossi che in questo tipo di produzione possono assumere titoli più costosi e di richiamo e poi affrontare i costi con più scioltezza. La scommessa è proprio questa, anticipare i colossi che arrivano spesso tardivamente, dopo che altri centri di cultura hanno sancito che quel determinato libro, quel determinato autore può dirsi “blasonato”. Per esser chiari, se un autore ha successo a Parigi o a Francoforte o a Londra viene automaticamente tradotto in Italia, anche se quasi sempre dall’inglese o dal francese, e non dalle lingue originali. Naturalmente si può capire che lottare contro questo sistema non è certo semplicissimo però la scommessa va condotta comunque fino in fondo.

Lei ha contribuito a fondare in Puglia i “Presìdi del libro”, che rappresentano un movimento importante per la promozione della lettura sui territori, ma sulla cui efficacia in termini di incremento del numero dei lettori è in atto da tempo una riflessione complessa. Quali ritiene possano essere gli aggiustamenti necessari per rendere più incisiva la loro attività?

Partiamo da un presupposto: la Puglia legge poco. Allora è necessario riflettere sul perché quella serie di eventi promossi lodevolmente, tra gli altri, anche e soprattutto dai Presìdi del libro, ai quali sono comunque favorevole, di cui continuo a far parte e che auspico possano proseguire, di fatto non produce un allargamento della base dei lettori. Il problema mi pare che consista nel fatto che è difficile radunare un pubblico per la lettura vera e propria.

Educare alla lettura non è sicuramente un compito facile, e la soluzione viene spesso cercata con forme sinergiche accattivanti per il pubblico, e a questo si aggiunge il fatto che la partecipazione a questi eventi, in molti dei nostri paesi, fa “tendenza”, per dirla con una battuta. Sta di fatto che se questo non genera il desiderio di leggere, l’esperimento va in buona parte rivisto.

Da questo punto di vista devo rilevare un’incongruenza in relazione all’attività politica, in quanto tutto il sostegno dato ai Presìdi del libro non si sostanzia mai, per esempio nell’acquisto dei volumi, e questo potrebbe essere davvero un incentivo alla lettura. Se è vero infatti che viene spesso sottolineata la difficoltà nell’acquisto dei volumi, favorirne l’acquisto con un programma di sostegno da parte dell’ente pubblico può diventare uno strumento di diffusione del libro stesso.

La verità è che sempre più spesso noi editori riceviamo dalle biblioteche, pugliesi in particolare, la richiesta di ricevere libri gratis. E allora non si capisce il senso stesso dell’operazione. Questo tipo di richieste fa meditare, perché se dobbiamo regalare i libri alle biblioteche, cioè agli organismi pubblici, se dobbiamo assistere, quasi senza ricavare vantaggi, a una serie di eventi, piuttosto che risolvere il problema della lettura, allora qualcuno come me si chiede che senso abbia proseguire questa attività.

Stefano Savella