Intervista a Livio Muci/2

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Ieri abbiamo pubblicato la prima parte dell’intervista a Livio Muci sulla sua esperienza di editore in Puglia. La seconda parte dell’intervista esclusiva, che riportiamo oggi, si sofferma invece sullo stato dell’editoria in Puglia e sulle problematiche riguardanti la promozione della lettura e della piccola e media editoria nei confronti delle istituzioni, in particolare quella regionale.

Qual è la situazione attuale in merito all’approvazione di una legge regionale sull’editoria in Puglia? Poche settimane fa un’altra libreria pugliese, lo Spazio Letterario Kube di Gallipoli, ha chiuso i battenti: ritiene che si possa invertire questo trend?

Non conosco nei dettagli lo stato della legge che è stata presentata. Mi si dice che entro l’anno dovrebbe essere approvata, ma intanto non c’è stata nemmeno la convocazione dei cosiddetti “esperti” per dare qualche parere in merito.

Il problema di fondo è che non si fa concretamente nulla per favorire la lettura. Se gli argomenti racchiusi in un libro sono solo il pretesto per organizzare eventi, non ci si può meravigliare della chiusura continua delle librerie. Se si continua così, a parte qualche libreria di catena come le Feltrinelli, Mondadori, Ubik o Edicolè, le librerie indipendenti non sopravviveranno e spero che a quel punto qualcuno non affermi che «tutto ciò è un peccato», perché quello che sta accadendo corrisponde a una precisa responsabilità politica di chi aveva gli strumenti per intervenire e non l’ha fatto. Altre regioni l’hanno fatto, e l’hanno fatto bene, e naturalmente i vantaggi di questa operatività si vedono continuamente. Manca completamente una politica per l’editoria.

Mentre le librerie chiudono, al di là dell’oceano le grandi multinazionali mettono sul mercato sempre più «libri elettronici», da Kindle in su. Qual è la situazione in Italia in proposito?

Io ho appena acquistato un Kindle. Devo dire che sia l’operazione dell’acquisto che quella della messa in funzione sono abbastanza complesse, e non vorrei che si considerasse imminente qualcosa la cui introduzione in l’Italia verrà dilatata almeno di qualche anno.

Mi sembra più grave quanto dicevo prima, cioè questa sorta di appiattimento a livello pugliese, e che non si riesca a tirar fuori, benché esista, una sorta di punta di diamante, di eccellenza di questo settore, sia nel campo degli autori, sia in quello della critica letteraria, sia nel campo editoriale in senso stretto, preferendo al contrario una sorta di opacità totale in cui tutto sia uguale, dal professionista di paese che scrive poesie all’amata non corrisposta, a situazioni dal punto di vista letterario e saggistico di grande prestigio, un prestigio che viene rilevato solo quando l’autore in questione emigra verso una casa editrice nazionale. Fino ad oggi infatti i media sembrano accorgersi di un autore pugliese solo quando pubblica con case editrici, talvolta anche molto piccole, ma fuori dalla Puglia.