“NATO: colpito e affondato” di Gianni Lannes

cop-nato-colpito-e-affondato

Gianni Lannes è un giornalista e scrittore da alcuni mesi, in particolare, al centro delle cronache per aver subito una serie di attentati, anche gravi, alla sua persona, a causa del suo interessamento per vicende giudiziarie, in particolare di carattere ambientale, nella provincia di Foggia, e per l’attività del suo periodico on line Italia Terra Nostra. Dell’attività di giornalista di inchiesta di Lannes fa parte da pochi mesi anche una pubblicazione sulla storia, insabbiata, dell’imbarcazione Francesco Padre sulla quale persero la vita cinque uomini di Molfetta (Giovanni Pansini, Luigi De Giglio, Saverio Gadaleta, Francesco Zaza e Mario De Nicolo) quindici anni fa. Il volume, dal titolo NATO: colpito e affondato (pp. 224, euro 15) è pubblicato dalle Edizioni La Meridiana nella collana Passaggi.

Il contesto storico degli eventi è stato ricostruito da Lannes facendo ricorso agli atti secretati e intervistando gli attori che ruotarono attorno alla vicenda, a partire dai colleghi marinai delle vittime, dai giudici che investigarono sul caso, passando per le perizie tecniche degli esperti nominati dalla Procura di Trani sul relitto del motopeschereccio molfettese, che tuttoggi giace a 243 metri di profondità nel mare Adriatico, a venti miglia dalla costa montenegrina. Nonostante la perizia ordinata dal magistrato a un’attenta lettura abbia rivelato sin dall’inizio palesi incongruenze nella ricostruzione degli eventi, il procedimento giudiziario si è concluso il 17 dicembre 1997 con un atto di archiviazione, a cui è seguito un infruttuoso ricorso in Cassazione nel 1998. La vicenda rientra tra quelle su cui in Italia vale il segreto di Stato, i cui criteri sono stati riconfermati sulla Gazzetta Ufficiale del 6 luglio 2009. A offendere la memoria dei cinque marinai, delle loro famiglie e di tutta la marineria molfettese l’insinuazione che sul Francesco Padre vi fosse un illecito trasporto di materiale esplosivo che, di fatto, avrebbe provocato l’esplosione del peschereccio. A offendere maggiormente la memoria la mancanza di risposte certe, il rifiuto dell’autorità competente al recupero del relitto, l’onta alla memoria.

Ma, a onor di cronaca, quello specchio di mare era teatro di un’esercitazione militare della Nato denominata ‘Sharp Guard’, e non era neanche la prima  volta che ignari marinai si ritrovassero coinvolti in episodi militari e che il loro silenzio venisse comprato risarcendo i danni subiti alle imbarcazioni. Forse per il Francesco Padre qualcosa è andato storto. L’occultamento e poi la distruzione dei resti non umani rinvenuti, gli scarsi tentativi di salvare quegli uomini, la ferrea decisione di non recuperare il relitto e, infine, il segreto di Stato che aleggia sulla vicenda inducono a pensare che per l’affondamento del Francesco Padre si possa parlare di una “Ustica del mare”. Proprio per questo Gianni Lannes si chiede «il caso allora è veramente chiuso? No, è più spalancato che mai. Conoscere la verità è un diritto che riguarda tutti, ma va esercitato concretamente. Far conoscere i fatti per approdare alla verità è il mestiere del giornalista». Ed è proprio quello che questo libro vuole fare, sperando nella riapertura dell’inchiesta.