“Il paese dove non passava il treno” di Guido Giampietro

di Vanna Maraglino

Due spari di fucile turbano improvvisamente la quiete notturna della cittadina brindisina di Castelvecchio Adriatico: a pochi metri dall’uscio del casolare di don Secondo vengono ritrovate le teste mozze di due sue capre. Un delitto o un avvertimento? Un enigma da risolvere per le forze dell’ordine. Sullo sfondo si intravede sempre più nitidamente la mano della Sacra Corona Unita con i suoi traffici: l’arrivo in paese di uno sconosciuto, un casolare abbandonato come copertura, la ripresa degli sbarchi per il contrabbando di sigarette. A movimentare la tranquilla vita del paese intervengono poi le ondate migratorie albanesi, povera gente cui «la gente povera di Castelvecchio offrì di tutto».

La penna efficace di Guido Giampietro, al suo secondo romanzo pubblicato per Schena (Il paese dove non passava il treno, euro 15) tratteggia per i lettori, in uno stile limpido e coinvolgente, spaccati di quotidianità di «un luogo nascosto dalle fate, un ameno rifugio pigramente disteso lungo un tratto di litorale incontaminato, sul quale vanno miracolosamente a smorzarsi le onde tumultuose della vita moderna». Un paese «dove il treno non passa e mai passerà», un treno su cui «rincorrere i sogni» o «sfuggire alle paure», un treno per scoprire il mondo. Le personali vicende degli straordinari abitanti di Castelvecchio, con i loro vizi e virtù, offrono all’autore terreno fertile per ripercorrere e affrontare alcuni problemi delle città del sud come il già rievocato dramma dell’immigrazione albanese, insieme con le difficoltà dell’allontanamento dei giovani dalla propria terra alla ricerca di lavoro soprattutto al nord.

Un percorso a ritroso compierà invece Floriana, trasferitasi a Roma con la famiglia, ma mai pienamente soddisfatta della vita cittadina, di cui non ha mai saputo «cogliere il respiro». Le escursioni romantiche organizzate per lei da Tonino, inseparabile amico d’infanzia, danno all’autore la possibilità di ricostruire il fantastico scenario della riserva naturale di Torre Guaceto: un luogo fatato, magico, popolato di specie vegetali e animali straordinarie, fino ad arrivare al mare con le sue baie incantate di sabbia finissima che, mossa dalla brezza, sembra riprodurre un melodioso canto. Sarà proprio questo contatto con la natura a riconciliare Floriana con Castelvecchio, a farla «tornare indietro», a non farle «perdere di vista le proprie origini» e a farle ritrovare l’amore.