“Che cosa ti sei perso” di Alessandro Dal Cin

Una ventina d’anni fa, in occasione del primo scudetto del Napoli, sui muri del cimitero un ignoto tifoso scrisse “Cosa vi siete persi”. Sublime esempio di ironia che si mescola alla malinconia. Questo episodio mi è tornato in mente leggendo il titolo del libro di Alessandro Dal Cin, Che cosa ti sei perso (Lupo Editore, 2009, pp. 203, euro 13) che sicuramente contiene dosi di malinconia ma purtroppo è discretamente privo di ironia. Il personaggio principale è bello, atletico, onesto (lascia il lavoro per non tradire dei colleghi), piace alle donne e dice sempre la cosa giusta. Un po’ troppo per non risultare irreale e anche antipatico, soprattutto al lettore maschio, quale io sono e fui.

Tralasciando le maschili rivalità, parliamo del testo, partendo dalla trama. Mattia, meridionale trasferitosi a Milano da ragazzino a causa di una tragedia familiare (padre scomparso e madre impazzita) riconosce, in una fotografia esposta in una mostra, la propria casa sul cui muro una mano ignota ha scritto la frase che dà il titolo al libro. Decide di lasciare il lavoro, che comunque non ama, e di dedicarsi alla ricerca dell’autore della foto, che pare viva in Spagna, per cercare di far diradare le ombre che si addensano sulla storia della sua famiglia. Non conviene dire altro riguardo alla trama perché uno dei pregi del libro è quello di saper mantenere viva l’attenzione del lettore con colpi di scena e sorprese varie.

Altri pregi del testo sono sicuramente la vivacità della scrittura e la semplicità del linguaggio che permettono una lettura scorrevole e, tutto sommato, piacevole.

Purtroppo i pregi diventano difetti nel momento in cui, per voglia di stupire, l’autore aggiunge troppi argomenti e personaggi che in alcuni casi si perdono nel nulla. La parte centrale del libro si dilunga in avventure erotiche, descrizioni culinarie e di abbigliamento che fanno perdere di vista il filo della trama e in certi passaggi si fatica a ricordare quale sia lo scopo del viaggio. Probabilmente, come dice la quarta di copertina, tutto ciò è voluto perché si vorrebbe che il viaggio continuasse all’infinito e senza un vero scopo, però il lettore potrebbe annoiarsi nel leggere di evoluzioni sessuali, anche solitarie, menù del giorno e carte dei vini. Comunque non ci si preoccupi perché l’agnizione finale arriva.

Mi pare giusto spendere due parole sull’edizione. Il volume è maneggevole e ben impaginato, la copertina è di buona qualità grafica e il carattere di stampa è di grande dimensione e rende molto agevole la lettura. Questi pregi vanno rimarcati perché spesso i piccoli editori (ma non solo loro) risparmiano sulla qualità della carta, della rilegatura e della stampa. Giusto preferire la sostanza ma anche la forma deve essere curata se si vuole offrire un prodotto degno di essere acquistato.

Fabio Mele