“La vergine napoletana” di Giuseppe Pederiali

La vergine napoletana di Giuseppe Pederiali (Garzanti 2009, pp. 522, € 18,60) narra il viaggio intrapreso da Giovanni Vezzani, medico modenese, e di Yusuf Ibn Gwasi al-Kalsa, guerriero saraceno, alla ricerca di un erede degli Hohenstaufen dopo la decapitazione di Corradino di Svevia nel 1268, nel disperato tentativo di ridare lustro all’aquila sveva, dopo l’avvento degli Angioini.

L’autore attraverso le peregrinazioni e le peripezie dei personaggi fa rivivere i luoghi caratteristici della dominazione sveva, come Castel del Monte e Castel dell’Ovo, città multietniche come Melfi e Lucera, che al lettore abituato a visitarli vuoti e privi di vita o trasformati dalla modernità, assumono una caratterizzazione più significativa e densa di maggiori emozioni. Napoli è descritta come una città delle meraviglie, colorata, piena di mercanti e viandanti, in perfetta armonia con le acque cristalline del golfo sul quale nasce, in contrasto con episodi cruenti e violenti, come il massacro degli Ebrei alla Iodeca, alternati ad altri divertenti, come quello della scorfana.

La storia è resa avvincente dai continui colpi di scena e dalla suspance che percorre le pagine del libro. Sembra di assistere di persona con partecipazione emotiva, con numerose analessi, ai momenti importanti e cruciali, come la morte di Federico II di Svevia a Castel Fiorentino o la decapitazione di Corradino al Moricino, grazie all’abbandono dell’io narrante che lascia posto a quello di primo grado. Da non tralasciare è il valore simbolico di alcuni elementi: la morte dell’aquila di Federico II, presagio della decadenza e dell’imminente fine della dinastia sveva, la nebbia, contro la quale Ciommo combatte invano, simbolo dell’utopia della loro missione e dell’inutile sforzo.

L’opera è certamente interessante non solo per i suoi contenuti storici, per gli episodi inverosimili, ma anche perché all’interno di essa vivono argomenti di stretta attualità come l’infanzia negata, ad esempio nelle parole di Corradino quando si trova imprigionato prima della sua esecuzione capitale: «Il pensiero corse poi a sua madre e subito dagli occhi sgorgarono lacrime. Un pianto che veniva dal cuore… Riscoprì di essere solo un bambino, o poco più, bisognoso delle carezze materne…» Corradino è come tutti quei bambini e ragazzi privati della loro infanzia e fanciullezza per essere messi a lavorare o addirittura a combattere. Le altre tematiche vanno dall’antisemitismo e il razzismo, nel massacro dei giudei, all’intolleranza verso chi è diverso non solo per il colore della pelle o per la religione, ma per il suo aspetto fisico, come l’Uerco.

Giuditta Antonacci