“Carlo Gesualdo, principe di Venosa, principe dei musici” di D. Liguori

L’ultima novità della Florestano Edizioni è un romanzo sulla figura di Carlo Gesualdo, principe di Venosa, principe dei musici (pp. 430, euro 18) scritto da Dora Liguori. Si conferma perciò con questa pubblicazione la natura tematica della piccola casa editrice barese, legata a romanzi sul tema della musica e su saggi e studi sulle più importanti personalità, locali e internazionali, che hanno fatto la storia della musica. L’autrice di questo romanzo è a sua volta musicista e dirige due giornali rivolti ai problemi dell’arte e degli artisti. È però autrice anche di libri storici quali Memento Domine. Le verità negate sulla tragedia del Sud fra Borbone, Savoia e briganti (Sibylla Editrice) e  Sibylla d’Altavilla, contessa di Conversano, duchessa di Normandia, una grande figura di donna nel Medioevo; di un libro di racconti, Storie di piccola gente, e una raccolta di poesie, Rime … da cani, contro l’abbandono degli animali.

Così si legge nella quarta di copertina del romanzo: «”Non fu un santo e neppure un bieco assassino, fu un grande artista!” Con queste scarne parole è possibile fare il compendio dell’umana avventura di uno dei più grandi geni musicali di tutti i tempi, Carlo Gesualdo, principe di Venosa, altresì definito dai contemporanei, per le sue eccelse qualità di compositore: “principe dei musici”. Questo libro ripercorre, fedelmente, la storia di un musicista vissuto nella seconda metà del Cinquecento (1566-1613), erede di una delle più grandi e ricche famiglie del Meridione, i cui giorni vennero, però, avvelenati da un duplice delitto d’onore che fu costretto, per le regole del tempo, a commettere avverso la bellissima moglie, Maria d’Avalos e il di lei amante, duca Fabrizio Carafa, sorpresi, avvinti, nel letto della sua casa. La tragica fine dei due infelici amanti rappresentò il più grande scandalo della società napoletana dell’epoca che, nonostante le evidenti ragioni del Gesualdo, causa lo scostante carattere del musicista, finì col parteggiare per i due fedifraghi. In linea con questa logica saranno anche le rime che Torquato Tasso dedicò alla vicenda. Nella realtà a cadere, vinta e uccisa dal dolore, vi sarà una terza vittima, il riservato, sensibilissimo Carlo che, nel sopprimere la moglie, distrusse per sempre anche una parte di sé… la sua pace. Il romanzo, ampiamente documentato, nel percorrere la tragica esistenza del principe-musicista, offre anche la ricostruzione di uno spaccato della Napoli spagnola del ‘500 e della splendida Corte degli Estensi a Ferrara».