“Pinocchio.2112″ di Silvio Donà

Silvio Donà è nato in provincia di Venezia, ma vive a Bari da più di trent’anni e quindi può essere considerato un autore pugliese a tutti gli effetti anche se rivendica la sua origine e ritiene che l’essere vissuto tra Settentrione e Meridione sia una ricchezza (e non possiamo non dargli ragione, affezionati come siamo all’idea del meticciato come ricchezza e non come pericolo come afferma un mediocre senatore).

Donà non è uno scrittore di professione ma scrive da sempre. E pubblica. Leone Editore di Milano ha dato alle stampe, alla fine del 2009, un suo romanzo di fantascienza intitolato Pinocchio.2112 (pp. 176, € 15).

Il genere fantascientifico è una rarità per gli scrittori di lingua italiana, tant’è vero che la famosa collana mondadoriana “Urania” pubblicava e pubblica prevalentemente autori di lingua inglese. Ben venga quindi un tentativo di dire qualcosa sull’Italia di oggi parlando del futuro.

Il romanzo è ambientato nell’anno 2112 (la data palindroma è voluta), nel sottosuolo della nostra penisola, visto che ormai è lì che sono costretti a vivere gli abitanti da quando la superficie terrestre è diventata inabitabile a causa di un evento di cui si è persa memoria. Il protagonista è Angelo, un solitario cercatore di libri, merce rara anche se poco richiesta, che rivende in cambio di pillole o altre sostanza che sono un surrogato del cibo, divenuto ormai di difficile reperimento.

Un giorno il cercatore incontra un orfano al quale si affeziona e, in seguito, anche l’amore, così tutta la sua vita cambia e anche la realtà appare diversa da come credeva.

Non è giusto dire di più della trama perché riserva diverse sorprese che rendono piacevole la lettura del libro.

Probabilmente non è un capolavoro, ma è sicuramente un testo che si legge con piacere e che sa mantenere viva l’attenzione del lettore grazie ai colpi di scena e ad una scrittura lineare ma mai banale.

Donà usa con intelligenza i richiami a nobili predecessori della fantascienza (su tutti sicuramente Fahrenheit 451 di Bradbury) e li adatta ad una visione post-catastrofica della nostra nazione. Un posto in cui comandano delle bande di delinquenti e i libri sono una merce rara e poco appetibile per la gente comune. E speriamo che la storia non sia profetica.

Fabio Mele