“Il vento e le pietre” di Dario Stomati

Dario Stomati è un neurologo di Mesagne, che poco ha a che fare con la storia, anzi, con la preistoria, e men che meno con pietre, megaliti e reperti archeologici. Eppure è lui la voce narrante di questo viaggio tra i megaliti del salentino e sulla cultura che li ha prodotti. Il libro da lui scritto – tra le numerose pubblicazioni scientifico e a carattere medico – è Il vento e le pietre, edito dalla Lupo (pp. 181, 15 euro), pubblicato nel 2010.

Questo libro si pone come un percorso tra pietre, popoli e territori. Ciò che spinge questo percorso è il vento, equivalente della curiosità e della passione dell’autore per le “grandi pietre”. Seguendo tracce di enormi dimensioni, egli ritrova nelle testimonianze megalitiche salentine tutti i segni di un’unica cultura passata, i cui confini vanno ben oltre la punta della nostra penisola. Questa cultura è definita “proprioeuropea”, perché abbracciava popoli del Mediterraneo, della Francia, popoli che risiedevano sulle coste europee che danno sull’Atlantico, espandendosi fino alla Romania ed al Medioriente. Questa cultura è quella che ha preceduto la cultura indoeuropea, da essa completamente soppiantata; ma è anche la cultura imputata di aver lasciato un segno del proprio passaggio non indifferente, i megaliti. Un estremo, ultimo avamposto dei “proprioeuropei” sono i cretesi, ipotesi non del tutto accreditata e non supportata dall’autore stesso, che preferisce vedere in dolmen e menhir un romantico mistero dell΄antichità, una domanda sempre aperta sul passato.

La sezione dei libri sulle pietre sicuramente non è vasta, né riporta moltissimi titoli ed autori. Indi, è apprezzabile che vi siano novità in tal senso, in un settore di sua natura così immobile. Certamente, bisogna aver passione e volontà per farsi interessare ad un così atavico problema. C’è chi intravede in queste strutture preistoriche un fascino assoluto, dovuto alla totale assenza di spiegazioni verosimili nonché alla plastica bellezza della muta pietra, che si erge placida e tranquilla, per esempio, nelle campagne salentine, piuttosto che in quelle della Normandia francese. Tali monumenti (dedicati alla natura? al divino? alla solitudine di chi li erigeva?) creano da un lato interrogativi su possibili collegamenti culturali interspaziali; dall’altro pongono introspettive domande; ed inoltre, naturalmente, provocano lo scatenarsi di dubbi e ipotesi sulla storia passata. La ricerca di Stomati si rivela puntuale, dettagliata e complessa perché attraversa giustamente numerose scienze: archeologia, etnografia, antropologia. Solleva diversi dubbi, privi di risposte certe; ci si affida infine soltanto alla certezza che il vento continui da millenni a scalfire quelle pietre nello stesso modo.

Azzurra Scattarella