Intervista allo scrittore Vito Bruno

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Vito Bruno, che continua a definirsi alberobellese sebbene viva a Roma da diversi anni, ha esordito con Per invecchiare ho bisogno di tempo (Stalker, 1990), a cui sono seguiti Cirlè ed altri racconti (Feltrinelli, 1995), Mare e mare (e/o, 2000) insignito del premio Selezione Campiello, Domenica ti vengo a trovare (Marsilio, 2003), Il ragazzo che credeva in Dio (Fazi, 2009) e, infine, L’amore alla fine dell’amore (Elliot, 2010).

La sua ultima opera è un testo intenso e drammatico che denuncia l’ottusità della legge italiana in materia di divorzi: è sempre e comunque la donna a essere privilegiata e a ottenere l’affido dei figli. Vito Bruno nell’Amore alla fine dell’amore compie l’estremo tentativo di capacitarsi del naufragio del proprio matrimonio e di rivendicare il ruolo di padre; attraverso uno stile intimo, si denuda come uomo, come scrittore e come genitore, donando al lettore un diario, un’arringa, ma anche un commovente romanzo d’amore…

«Mi ero così abituato alla sua presenza al mio fianco che era diventato impossibile immaginarmi senza di lui. Figuriamoci immaginare qualcuno che deliberatamente volesse portarmelo via, separare un padre da un figlio: la cosa più assurda e innaturale del mondo. E invece, proprio questo stava accadendo adesso. E per mano non di uno sconosciuto, ma della donna che ho amato più al mondo».

Abbiamo incontrato l’autore in una luminosa giornata di aprile, in cui il vento freddo rendeva l’aria tersa e portava lontano l’eco di ogni parola. Il suo sguardo è malinconico e sereno, come quello di chi sa di dover affrontare una battaglia che non ha voluto e che rappresenta in ogni caso una sconfitta, ma diviene incredibilmente dolce quando incrocia gli occhietti vispi del figlio che reclamano continuamente la sua attenzione.

Si legge il testo con la sensazione di inoltrarsi impudicamente nel dolore del narratore, come se si avesse a che fare con un diario lasciato incautamente in bella vista. Come hai trovato il coraggio di raccontarti?

Quello di scrivere per me è sempre stato un impulso elementare, come quello di nutrirsi o di respirare; la scrittura è un gesto involontario, necessario per affrontare la vita. Come mia madre è solita preparare le melanzane sott’olio per “conservare l’estate”, così io ho avvertito l’esigenza di preservare la memoria della stagione più intensa della mia vita…

La tua ultima opera è scritta col cuore, ma in forma altamente letteraria. È un diario consegnato a tuo figlio e alla tua ex moglie, un’arringa rivolta alla società o un esame di coscienza?

Un po’ tutto questo insieme: la parte che si sofferma sull’aspetto giuridico legale vuole invitare a discutere, a considerare la posizione di vantaggio concesso alla donna nella pratica di divorzio, che storicamente ha una ragion d’essere essendo nei secoli la donna il soggetto “debole” nelle relazioni coniugali – e non solo –, ma che spesso al giorno d’oggi degenera in situazioni di ingiustificato privilegio. Inoltre ho pensato a un documento da offrire un giorno a mio figlio, perché possa provare a capire, cosa è successo ai suoi genitori, cerando di salvaguardare l’amore che c’è stato e che continua, nonostante tutto, a esistere.

Quanto alla letterarietà ho sempre mirato a che nei miei scritti questa non fosse fine a se stessa; detesto l’artefatto, perché ritengo che la realtà debba irrompere nella letteratura e che quest’ultima abbia il compito di rappresentare la vita.

Dai due amori che in un certo senso ti hanno tradito (la tua compagna e la scrittura come professione) ne sono scaturiti due che perdurano (quello di tuo figlio e dei tanti lettori). Il tuo bilancio come uomo è espresso nell’ultimo testo, qual è quello come scrittore?

La scrittura è un investimento fine a se stesso, una gratificazione in sé, anche se tutti prima o poi sperano di ottenere i riconoscimenti che credono di meritarsi. Amo tutti i miei libri e non avrei potuto rinunciare a scrivere nessuno di essi, a seguire l’etica della scrittura, in cui rientra anche quest’ultima opera, sicuramente la più personale.

In tutti i tuoi libri è presente la Puglia, ritornano le tue origini; qual è il legame della letteratura con le proprie radici?

Gli scrittori hanno un solo immaginario, il mio pur avendo vissuto a lungo a Roma si è formato in Puglia, ecco perché non posso staccarmi dai suoi luoghi e dalle persone che li popolano.

Lo stato della lettura in Italia è allarmante, in Puglia è drammatico (è terz’ultima tra le regioni italiane per numero di lettori). Cosa ne pensi a riguardo?

In verità quanto mi riferisci mi sorprende: vedo una grande animazione, gruppi di lettura, incontri letterari; oltretutto la Puglia ha una dinamicità maggiore rispetto al resto del Meridione… Occorre però insistere ovunque sulla lettura, perché rappresenta un’irrinunciabile chiave dello sviluppo.

Vito Bruno presenterà la sua ultima opera venerdì 30 aprile alla libreria Im@n di Massafra, mercoledì 19 maggio ad Alberobello, per conto del Presidio del Libro locale, e sabato 22 maggio presso la Libreria Colucci di Martina Franca. Per ulteriori aggiornamenti è possibile visitare il sito internet personale dello scrittore: www.vitobruno.it.

Giovanni Turi