“Corpo mistico. Un epistolario esoterico” di Stefano Donno
Dalla Rubrica LaPugliaCheScrive
Scritto da Redazione
Recensione di Elisabetta Liguori -
È post moderno l’insolito romanzo di Stefano Donno dal titolo Corpo Mistico. Un epistolario esoterico, di recente pubblicato per i tipi di LAB di Giulio Perrone editore (collana “Gli Ulivi” diretta da Teresa Romano). Post moderno, a mio parere, per l’attesa che sa creare nel lettore, per il sospetto barbarico che contiene. Per le mutazioni a cui allude. In una sorta di delirio onirico Donno, infatti osa mescolare il passato al futuro, l’empirismo alla magia, il dubbio ad alcune (poche!) storiche certezze. Tra altezze spirituali e precipizi del corpo, questo non può considerarsi un romanzo facile, eppure risulta assolutamente fluido, così come fluido può essere il sangue e la paura.
Gioca con il fuoco Stefano Donno questa volta, impattando un frammento caustico di Storia umana e riproducendo con maestria i canoni tecnico estetici propri del genere gotico letterario o della fantastoria. Quello che descrive, infatti, è un immaginifico terreno di cultura, dacché la sua voce sembra operare in un vero e proprio laboratorio chimico. Si lavora sul dubbio, sulla sua natura, il suo mutare fisico e psichico, le sue degenerazioni. Si lavora sulle debolezze e le infinite potenzialità dell’uomo, ancora inesplorate fino in fondo, cosicché il testo e il contesto narrato possano produrre, come fossero batteri messi a proliferare, distopie, terrone puro, sospetti e allucinazioni in chiunque legga. La lingua è morbida, ma zippata nei contenuti. Sono moltissimi i riferimento storici reali, selezionati con la cura e l’amore del bibliofilo, e disposti con sapienza all’interno di una struttura lineare, cronologicamente rigorosa.
Lungo due binari non paralleli, il diario tormentato di un uomo di chiesa (l’ispirazione è stata fornita da una figura storica, quella di monaco austriaco, realmente esistito, fondatore di una temuta confraternita estremista negli anni venti) in profonda crisi spirituale incontra il delirio contenuto nell’epistolario di suo fratello, collaboratore di Himmler, uomo dalla moralità e dal destino alquanto oscuri. Per tutte le pagine serpeggia, quindi, il sogno osceno dei super soldati, del più nero esoterismo, dei più truci esperimenti sul corpo umano. Ed è così che il paradiso incontra l’inferno e tutto rischia di diventare cenere. Donno immagina che il carteggio ardente che preannuncia tutte queste trasformazioni finisca per caso nelle mani di uno studioso e diventi il suo tormento. Donno immagine di essere quello studioso. Donno è quello studioso. Il suo nuovo allucinato occhio sul futuro del mondo. Il suo tristissimo segreto. L’atteggiamento di chi trova cerca e narra mi pare dunque somigliare a quello tipico di un custode. I barbari sono sempre dietro l’angolo, sembra dirci l’autore, ogni linea può trasformarsi in una frontiera da valicare. Tener alta la guardia di fronte al dubbio, al mutare dei linguaggi e degli strumenti, appare assolutamente necessario. Analizzare il senso della comune memoria alla luce dei fatti successivi, ricostruirne i frammenti in un insieme coerente, diventa un imperativo. In questo panorama narrativo molto è però lasciato all’intuito del lettore e alla sua sensibilità eucronica. Pertanto seppiatelo: il corpo mistico che narra Stefano Donno in questa nuova opera è anche il vostro, soprattutto il vostro, dunque è bene stare all’erta!





















