“Le parole di Carlo Levi” di Sergio D’Amaro

Sebbene quella di Carlo Levi sia riconosciuta come una delle figure egemoni della cultura italiana novecentesca, sono inspiegabilmente rari gli studi monografici a lui dedicati; tra i più importanti, vanno menzionati almeno Un torinese del Sud: Carlo Levi (Baldini Castoldi Dalai), di Gigliola De Donato e Sergio D’Amaro, e Il viaggio antropologico di Carlo Levi (Dedalo), di Battista Bronzini. Ben venga dunque Le parole di Carlo Levi – Guida e dizionario tematico (Stilo, pp. 112, euro 8): il nuovo contributo di D’Amaro alla riscoperta e all’approfondimento dell’autore di Cristo si è fermato a Eboli (Einaudi).

Si tratta di una snella antologia, suddivisa in cinque sezioni eterogenee accomunate dall’intento di presentare Carlo Levi nella sua complessità: dall’esperienza umana alla sua maturazione ideologica, dalla produzione saggistica e narrativa a quella pittorica (meno nota, ma non meno importante nel bilancio personale di Levi e in quello globale dell’arte italiana). Con acume critico e stile chiaro, eredità dell’attività giornalistica, Sergio D’Amaro traccia innanzitutto il Profilo biografico e la Cronologia bio/bibliografica dell’intellettuale torinese, seguite dall’originale sezione Piccolo dizionario leviano – Persone luoghi affetti, in cui si sofferma brevemente sulle coordinate dell’esperienza artistica e umana di Carlo Levi. Gli ultimi due capitoli presentano una Sintesi delle opere e un’Antologia della critica.

Un’agevole guida, dunque, alla riscoperta di “uno dei più stupefacenti conoscitori del Novecento”, a cui, anche dopo aver raggiunto la fama con la cronaca del confino in Basilicata, «non importa più di tanto il mantenere alte le quotazioni letterarie. È la società nuova che lo interessa, sono i nuovi movimenti culturali e politici che si vanno affermando anche e soprattutto in Italia»; però la sua non sarà mai un’ottica nazionalista, come testimoniano i viaggi negli Stati Uniti, in Cile, in Russia e finanche in India e in Cina, espressione della ricchezza dei suoi interessi culturali e non solo.

Giovanni Turi