“Belli di papillon verso il sacrificio” di Giuseppe Cristaldi

Giuseppe Cristaldi è un giovane scrittore salentino di Parabita (LE), nato nel 1983, di cui ci siamo occupati qui su PugliaLibre fin dal suo esordio, nel 2007, con il romanzo Storia di un metronomo capovolto pubblicato da una piccola casa editrice del suo paese, Il Laboratorio, ma particolarmente impreziosita da una nota introduttiva di Franco Battiato. Due anni dopo l’approdo a Besa Editrice con un nuovo libro + dvd, Un rumore di gabbiani. Orazione per i martiri dei petrolchimici, che imprimeva nella sua produzione una svolta verso i temi sociali e di particolare attualità: in quel caso, appunto, la memoria dei lavoratori vittime in tutti gli stabilimenti petrolchimici italiani, da Porto Marghera a Brindisi. Una pubblicazione che conteneva in sé già qualcosa dell’ultimo romanzo di Cristaldi, di recente pubblicato per le Edizioni Controluce, Belli di papillon verso il sacrificio (pp. 148, euro 15), appunto una riflessione sul martirio, e sui martiri, della società contemporanea.

Don Papà, come lo chiama Donatino, il figlio e voce narrante del romanzo, è cozzaro, contrabbandiere, corista, teatrante, uomo dalle mille risorse. Entrambi vivono nel quartiere Tamburi di Taranto, in una «Taranto della mente». Spinto alla disperazione da un’ingiunzione di sfratto, l’uomo farà a pezzi, nel tempo di una notte frenetica, con l’aiuto del figlio, la casa, prima di compiere il suo ultimo capolavoro, un suicidio esemplare come estrema ingiuria verso i potenti e riaffermazione della vita fin dentro la morte. «Benché abbastanza distanti dalle atmosfere più cupe e riflessive del suo esordio», ha scritto in una recensione Luciano Pagano, «Cristaldi anche in questo secondo romanzo utilizza il medesimo registro di stile, nel quale un forte dichiarato poetico si fa ritmo incalzante: ne risulta un incipit che possiamo prolungare tranquillamente fino al quinto martirio; sì perché la storia, anziché essere divisa in capitoli è suddivisa per l’appunto in martiri, sedici in tutto, introdotti da una nota di Teresa De Sio».