“Frontiere e confini” di Angela Martiradonna

Della ripresa degli sbarchi di migranti in Puglia, da qualche mese a questa parte, si parla esclusivamente per il loro arrivo su barche a vela dalla Turchia, quasi fosse un fenomeno di costume, e sono in pochi a chiedersi il perché della ripresa di arrivi di uomini, donne e minori curdi, dopo circa un decennio dacché i loro arrivi in Italia avevano avuto il loro picco. Degli arrivi di migranti ai porti di Bari e Brindisi, ma soprattutto del capoluogo, in particolare di iracheni e afgani, non si occupa invece pressoché nessuno, e andrebbe invece rilanciata a gran voce l’iniziativa di un punto per la richiesta di asilo politico nei porti pugliesi, dato che, a differenza di chi sbarca sulle coste del Salento, chi viene trovato in fin di vita all’interno di auto e camion in arrivo dalla Grecia viene immediatamente respinto alla frontiera. E sullo sfondo restano ancora le periodiche rivolte nei centri di reclusione di Viale Europa a Bari e di Restinco a Brindisi, o gli sgomberi di campi nomadi. Come si vede, la Puglia è rimasta terra d’accoglienza a vent’anni dalla comparsa, al largo del litorale barese, della nave Vlora con migliaia di albanesi a cercare – e, ora possiamo dirlo, in gran parte a ottenere – fortuna nel nostro paese, e a vent’anni dai titoli urlati dalla «Gazzetta del Mezzogiorno» nell’agosto 1991 (“Invasione!”, “Devono andarsene”).

Per ripercorrere e studiare con l’ausilio dei dati statistici il ruolo della Puglia nella storia delle migrazioni dell’ultimo ventennio, è assai utile il volume fresco di stampa scritto da Angela Martiradonna per la Stilo Editrice dal titolo Frontiere e confini. Questioni aperte sull’immigrazione in Italia e in Puglia (pp. 96, euro 10). Dottore di ricerca in Dinamiche formative ed educazione alla politica, Martiradonna ha pubblicato nel 2005 per Levante Editori il volume Donne, interculturalità e pace, e dal 2006 si occupa della redazione annuale del Dossier Statistico Immigrazione Caritas/Migrantes per quanto concerne la Puglia. Un’esperienza, quest’ultima, che è alla base del suo ultimo lavoro, nel quale a una prima parte più teorica in cui si esaminano in sintesi le problematiche di maggior rilievo che concernono l’immigrazione in Italia, a partire dalla legislazione in materia, per continuare con il dialogo interreligioso a scuola, il diritto d’asilo, la situazione nelle carceri, segue una seconda parte, Pugliaccoglie, dedicata interamente al fenomeno migratorio nella nostra regione. Qui trovano spazio, ad esempio, le iniziative regionali degli ultimi anni, dall’obbligo di prestare cure anche ai migranti irregolari che si presentano nei presidi ospedalieri, al progetto ROSA per l’emersione dal lavoro nero di badanti straniere, dagli alberghi diffusi per i lavoratori stagionali della Capitanata, fino all’analisi della recente legge regionale in materia, la n. 32/2009, impugnata tuttavia dal governo nazionale lo scorso febbraio e in attesa quindi di sentenza presso la corte costituzionale. Ma a supportare le analisi dell’autrice in questa seconda parte vi sono soprattutto i dati statistici indispensabili per cogliere le sfumature della diversificata presenza di migranti in Puglia: si scopre ad esempio che il Salento è una meta ambita di immigrazione recente, con una significativa presenza di imprese commerciali femminili, che i permessi per ricongiungimenti familiari sono rilasciati soprattutto in provincia di Bari, e che la presenza albanese in Puglia rimane ancora la più numerosa, oltre che la più radicata e integrata, con l’Albania che oggi addirittura «assorbe la maggiore percentuale di prodotti di esportazione che dalla Puglia raggiungono i Balcani fino a raggiungere il 21,7% del totale delle esportazioni di tessile e abbigliamento». E poi ci sono i nuovi nati, le migliaia di bambini nati in Italia da genitori stranieri, che sempre in maggior numero popolano le classi delle scuole pugliesi e anche le aule universitarie, pur rimanendo per lo Stato ancora stranieri a tutti gli effetti. A tal proposito si rileva che in Puglia, «il 29,2% degli alunni e delle alunne è nato in Italia. Pur non essendo paragonabile alle percentuali del Nord e del Centro, occorre evidenziare che si tratta della percentuale più alta del Meridione che presenta una media del 22,6%».

Stefano Savella