“Invisibili” di Fulvio Colucci e Giuse Alemanno

Invisibili vivere e morire all’Ilva di Taranto (Kurumuny, pp. 112, euro 10) rappresenta il primo volume della collana Traversamenti diretta da Anna Chiariatti: un ottimo ‘esordio’. Quello di Fulvio Colucci e di Giuse Alemanno è infatti un testo snello e al contempo gravoso, perché capace di indagare senza retorica una realtà difficile come quella dell’Ilva di Taranto, tenendo sempre presente la varia umanità che lì gioca con la morte per sopravvivere: «Da fuori è un drago dalle cento gole di fuoco, un vulcano dai cento crateri ruttanti fumi maligni, un deserto dalle cento dune di polvere nera che ovunque si infila. Da dentro l’Ilva è una fabbrica fatta soprattutto di lavoratori».

Lavoratori che tempo addietro, non appena terminava il turno all’ex Italsider, portavano avanti le attività ereditate dai padri, ed erano dunque metalmezzadri (felice neologismo di Walter Tobagi) o operai pescatori; uomini abituati a scaricare le tensioni a contatto con l’ambiente, educati alla paziente attesa delle diverse stagioni dell’anno, ciascuna con incombenze specifiche; uomini che nel sindacato vedevano un’espressione concreta delle proprie esigenze, della tutela dei propri diritti. Oggi gli operai sono per lo più ragazzi allo sbaraglio, privi della coscienza di classe e di veri ideali; ambiscono a una macchina di grossa cilindrata, o al più a vincere il concorso per diventare carabinieri. «Prima c’era la fame ma le persone cercavano una qualche grandezza interiore; ora c’è più ricchezza, ma siamo uomini persi».

Ogni giorno incombe su di loro un pericolo mortale, dovuto non tanto all’inefficienza dei sistemi di sicurezza, quanto alla superficialità, alla fretta, alla stanchezza, all’uso di sostanze stupefacenti; fatto sta che all’Ilva si continua a morire. «Come si fa a spiegare a un bambino che non rivedrà più suo padre solo perché è andato a lavorare? Ecco io vorrei girare questo interrogativo ai tarantini […] – chiosa Patrizia Perduno mentre getta uno sguardo alla città, la città distratta e indaffarata». Già, Taranto non sembra nemmeno curarsi di quel killer silenzioso appostato dietro ogni angolo, in ogni respiro, un assassino che colpisce nel mucchio senza risparmiare i bambini: l’inquinamento…

Quelli di Colucci e Alemanno sono per lo più articoli, narrazioni, reportage (apparsi sulla «Gazzetta del Mezzogiorno» e sulla «Voce del Popolo») qui raccolti in forma unitaria, sino a comporre un viaggio che conduce dal passato al presente dell’acciaieria e dall’esterno della sua struttura al cuore degli operai.

Giovanni Turi