“Meridione d’inchiostro”, racconti inediti di scrittori del Sud

«Forse è troppo delegare alla narrativa compiti e incombenze che spettano alla politica, alla società civile e a ogni singolo individuo»: è indubbiamente vero quanto si legge nell’introduzione, ma alla fine della lettura di questo libro si ha la netta percezione del peso, dello spessore e della profondità che una buona narrativa può compiere anche oltre le frontiere, certo non militarizzate ma per taluni comunque rigide, della letteratura. C’è tutto il Sud in Meridione d’inchiostro: l’acqua che si prega e che si spreca, l’amore (unico) di un (unico?) vescovo di strada, la criminalità organizzata e non, il mare addensatosi nei secoli come dio, padrone e beccamorto, madri-giustizia e madri ai fornelli, soldati annegati nella sabbia di un sud più a sud del sud, Taranto abbarbicata all’angolo di sé che le è rimasto, viaggi della speranza e della sconfitta.

Pubblicata dalla Stilo Editrice (pp. 136, euro 12) e assemblata con maestria da Giovanni Turi, giovane editor di Alberobello, questa antologia di nove racconti si sviluppa come un «alfabeto del Mezzogiorno» (ogni racconto, associato a una lettera, è significativamente preceduto da un “lemmario” che ne anticipa i contenuti): dunque molto più di un’operazione editoriale, che pure può contare su autori e tematiche “in grande spolvero” (si pensi solo ai romanzi su Taranto pubblicati negli ultimi due anni, ma più in generale al successo di diversi scrittori meridionali sui quali ci siamo soffermati anche su queste pagine).

I nove autori che hanno deciso di partecipare a questo progetto hanno riproposto, nella gran parte, scenari o contesti già presenti in altri lavori (e d’altra parte parliamo di scrittori del Sud e sul Sud del calibro di Omar Di Monopoli, Andrej Longo, Cosimo Argentina, Raffaele Nigro per citarne solo alcuni), ma operando con dedizione al compito richiesto loro dal curatore, dando vita a risultati non solo originali ma anche del tutto complementari tra loro, accostabili l’un l’altro come grandi tessere di un puzzle per treenni. Si sono già citati quattro protagonisti di Meridione d’inchiostro: gli altri cinque non si limitano però a completare il lavoro, assurgendo specie in alcuni casi a brani di particolare intensità. È il caso ad esempio di Giuseppe Goffredo e del suo grido di dolore in memoria di Marco Pedone, giovane militare salentino caduto in Afghanistan, e di Cristina Zagaria, che raccontando la storia di Teresa Buonocore, sulla scia della Angela Donato di L’osso di dio, guarda alle Sakineh e alle donne in nero di tutto il mondo. Ma pagine a metà tra racconto e verità, nel segno delle contraddizioni del Sud, sono anche quelle di Livio Romano in una campagna assetata (tranne per chi… non vuol sentire), di Osvaldo Capraro in una strada buia presso una stazione, e di Gabriella Genisi tra le mura di case di studenti fuori sede. Per ognuno una lettera dell’alfabeto, per ognuno uno spicchio di Sud.

Stefano Savella