“Malafede” di Maurizio Cotrona

Quella ionica si conferma terra di talenti letterari, dopo Argentina e la Zagaria, ecco Maurizio Cotrona, che ha esordito con Ho sognato che qualcuno mi amava (Palomar Editore) e ora ci propone un romanzo grottesco e fortemente radicato nella contemporaneità: Malafede (Lantana Editore, pp. 188, euro 15).

Tutto ruota intorno alla figura di Giordano che vive seguendo l’imperativo categorico di preservare la propria serenità (a dispetto di tutto) e di farsi garante della felicità di suo padre, rimasto vedovo, e della fragile Vittoria. Del resto, lui che è nativo di Taranto e ne ha assistito al collasso, sa bene quanto siano necessari l’ottimismo e l’impegno di tutti per tutelare l’armonia di un luogo; il quartiere romano di Malafede gli sembra dunque il posto ideale per spendere la sua consapevolezza: per questo vi si trasferisce con Vittoria. «[…] a Malafede esiste uno spirito di comunità, altroché, ma spietato nel suo pragmatismo. Uno spirito di comunità che implica l’ignorarsi vicendevolmente finché non sopraggiunge un motivo preciso per non farlo e, quando questo motivo sopraggiunge, attivarsi con la massima solerzia per risolvere il problema […]».

Giordano ragiona e vive per modelli comportamentali ideali, senza mai scendere a patti con la realtà, quella circostante e quella interiore di chi gli è intorno; tanto il pianto quanto il sorriso della sua amata gli sembra che provengano da «un fondo di cui non sappiamo niente, di cui io non so niente, di cui lei non sa niente, un fondo che non è uguale o simile o paragonabile a niente». Così, si ritrova distante dal disagio di Vittoria e dai desideri di suo padre, sordo ai segnali di sgretolamento del suo quartiere e indifferente verso gli altri, nonostante i suoi quotidiani esercizi di bontà. Se poi la sua cocciutaggine e il suo buonumore lo salveranno dall’essere un perdente, sarà il lettore a scoprirlo…

(lunedì su PugliaLibre un’intervista a Maurizio Cotrona)

Giovanni Turi