“E intanto Vasco Rossi non sbaglia un disco” di Eva Clesis

E intanto Vasco Rossi non sbaglia un disco (Newton Compton Editori, collana Anagramma, pp. 182, euro 9,90) segna il ritorno alla narrativa della barese Eva Clesis. È un’opera corale che si richiama già nel risvolto della copertina alla Solitudine dei numeri primi, a cui si lega anche l’immagine di un volto seminascosto da un fiore che campeggia sotto il titolo; come nei fortunati esordi di Giordano e D’Avenia, ma con il suo stile lieve e smaliziato, la Clesis vuole raffigurare senza finzioni gli adolescenti dell’ultima generazione: spesso cinici e quasi sempre privi di riferimenti, allo sbaraglio come gli adulti che non sanno più comunicare con loro, e forse nemmeno tra loro.

Intanto, se Vasco non sbaglia un disco (un po’ furbetto e non particolarmente significativo il titolo), l’istruzione continua a essere penalizzata dai nuovi provvedimenti legislativi e proprio la manifestazione di protesta di docenti e studenti – che si snoderà attraverso il centro cittadino del capoluogo pugliese – è il fulcro narrativo. In quel giorno l’eccentrico ed emarginato Manuel deciderà di rivelare la sua vocazione musicale ai compagni; Filippo e la sua banda di bulletti vorranno farla pagare alla professoressa di francese, “rea” di un energico rimprovero; Valeria farà l’ennesimo tentativo di sentirsi come le sue compagne, a dispetto della mole elefantiaca, e la sorella tredicenne si metterà nei guai, inseguendo il sogno di una comparsata televisiva: sono solo alcuni dei personaggi che il finale aperto lascerà in bilico sui propri drammi. Forse l’autrice calca un po’ la mano nel caratterizzarli, ma l’immagine desolante del mondo giovanile è quanto mai veritiera, così come il disagio e l’insicurezza che attanagliano i cuori dei protagonisti: «La mattina le capitava di risvegliarsi con la fretta di trovare un piccolo cambiamento che le facesse piacere la sua adolescenza. Ma il cambiamento non lo trovava, e la sua adolescenza non le piaceva».

Giovanni Turi