Aleph: “Il mestiere di vivere” di Silvana Farina

Sono qui, mi senti? Oggi è stata una giornataccia. Dall’alba fino a sera mi sono aggirata come uno spettro tra gli scaffali bui della biblioteca, tu conosci bene quel luogo. Ho ricollocato un sacco di libri al loro posto, come faccio ormai da vent’anni. Sì, perché sono convinta, ma tu non sarai d’accordo, che ogni cosa debba essere al suo posto. Così, nell’atrio della biblioteca, ho attaccato sulla bacheca di legno un biglietto scritto a caratteri cubitali: “Ogni libro riposto nello scaffale sbagliato è un libro perduto”. Ti ricordi? Ogni giorno uscivo da casa con il mio cappottino rosso, mi dileguavo per le strade, tutto era in ordine, tutto era al suo posto: Gianni preparava con cura la carne nella sua macelleria, Marco fischiettava per le strade con il suo bastone e le sue salde gambe da ex ginnasta, Anna apriva la sua merceria con le sue vetrine maniacalmente perfette. Ero felice che ogni cosa avesse il suo posto e se ne stesse comoda lì a vivere il suo stralcio di vita. Poi, novembre, i graffi, la pioggia, tutto è cambiato: al posto della macelleria di Gianni ora c’è un cinese impazzito che vende creme prodotte con la cera d’api e il grasso di maiale, Marco non fischietta per le strade e non ha più una delle sue gambe da ex ginnasta, Anna ha cominciato a buttare tutto a casaccio nella sua vetrina, diventata un campo di battaglia tra sciarpe e cappellini di lana. Il rosso del mio cappotto mi fa letteralmente perdere l’orientamento, ho dovuto tagliare i miei lunghi capelli, neanche loro riuscivano più a stare al loro posto. Mi sono persa quella maledetta mattina, le strade mi sembravano un labirinto. È stata la prima volta che ho smesso di vivere, sì il mio cuore credo abbia straripato per un lungo giorno intero, il giorno in cui tu te ne sei andato, lasciandomi sola. Ora guardami, sono qui accanto a te, anche tu hai il tuo posto: le tue ceneri riposano serene nella mia amata caffettiera. Ogni giorno sbuccio per te mandarini e schiaccio noci e preparo castagne calde e le cartellate. Ti voglio bene. Ogni mattina, da quel giorno, la biblioteca è la mia casa, trascorro i miei giorni a ricollocare libri, questo è il mio lavoro questa è tutta la mia fatica. Sì, perché da quando te ne sei andato, mi è crollato addosso uno scaffale di vita intera vissuta insieme a te ed io cerco ora di rimettere un po’ in ordine. Ho scelto un mestiere: ora, vivere ha per me il sapore di cercare di mettere al loro posto le cose, le persone, a partire da me stessa.

Sono Silvana Farina, sono nata ad Acquaviva delle Fonti e vivo a Gioia del Colle in provincia di Bari. Sono una povera laureanda in Lettere presso la prestigiosa Università degli Studi di Bari. Ho il cuore in piena e quando scrivo lo lascio straripare.