“Lo sbaglio” di Flavia Piccinni

È difficile pensare di un’autrice nata nel 1986 (a Taranto) che abbia già raggiunto la maturità espressiva, eppure Lo sbaglio (Rizzoli, pp. 308, euro 18,50) di Flavia Piccinni è indubbiamente un’opera compiuta, suadente e amara. Lo è per la scrittura precisa e fendente, come si richiede di essere alla protagonista Caterina quando siede dinanzi a una scacchiera; lo è per l’immagine malata e ipocrita – nonché vera – della provincia italiana, dove tutto è messinscena: i rapporti professionali così come l’intimità famigliare, perché ci si illude di poter dimenticare il dolore che rimane dietro le quinte, come fa sua madre Giuseppina, per la quale «se qualcosa si rompe, non occorre sostituirla […], basta incollarle cercando di far combaciare nel modo migliore i pezzi e andare avanti», come esige il fidanzato della protagonista, Riccardo, che «è ancora convinto che, a non parlare delle cose, queste non si avverino. Che, semplicemente, non esistano». Ecco perché il malessere tra lui e Caterina non trova espressione, ma porta a conseguenze irreversibili; ed ecco perché una famiglia apparentemente compatta dell’alta borghesia lucchese può trovarsi sul lastrico, dall’oggi al domani. È interessante anche notare come i tanti personaggi che prendono vita in queste pagine seguano ciascuno il proprio destino, incuranti in fondo delle conseguenze per gli altri, come spesso accade nella realtà; eppure in loro è l’unico limite dell’opera, nella loro fissità e prevedibilità (anche quando tutto muta), soprattutto se si tratta di adulti, quasi mancasse alla Piccinni l’esperienza di vita sufficiente a infondere un’anima pulsante ad altri che non siano la giovane protagonista.

Quella di Caterina è un’esistenza “normale”: la passione per gli scacchi riposta in un cantuccio, insieme al sogno del suo maestro di portarla alle Olimpiadi; un percorso di studi svogliato in Farmacia, per rilevare prima o poi l’attività di famiglia; un padre assente, un fratello più piccolo e ribelle, una madre volitiva e autoritaria, un fidanzato ufficiale e un amante occasionale, un’amica d’infanzia e adesso compagna di Facoltà. Ognuno potrebbe continuare a recitare il proprio copione senza sosta e senza pudore, in fondo non solo negli scacchi «è più facile affidarsi alle mosse degli altri, che scommettere sulle proprie»; per lo meno finché qualcosa non si incrina, e allora bisogna improvvisare, assumersi la responsabilità di ogni variazione. È quel che accade quando Giuseppina viene ricoverata e la famiglia di Caterina si ritrova privata del baricentro; l’equilibrio si infrange e, anche quando tutto sembrerà poter tornare alla normalità, la frattura risulterà insanabile. Così, l’emersione di una lunga serie di tradimenti (dell’amore come dell’amicizia, delle aspettative e dei valori condivisi) non è che un epilogo inevitabile, in cui ritrovare se stessi, e forse commettere ancora uno sbaglio, ma questa volta seguendo solo e soltanto il proprio istinto.

Giovanni Turi

Domani su www.puglialibre.it sarà pubblicata un’intervista a Flavia Piccinni