“I giardini segreti di Mogador” di Alberto Ruy Sánchez

Un’altra traduzione di grande pregio nella collana Le rive dei narratori della Poiesis Editrice: I giardini segreti di Mogador di Alberto Ruy Sánchez, celebre scrittore e saggista messicano, allievo a Parigi di Roland Barthes e Gilles Deleuze. Risale al 1975 il suo primo viaggio in Marocco, dove scoprì l’antica città di Mogador (oggi Essaouira) in cui ambienta questo romanzo, curato nell’edizione italiana da Caterina Camastra.

I giardini segreti di Mogador è un caleidoscopio di leggende e tradizioni – spaziando dal Marocco al Medioriente e al Sud America – nella cornice di una storia d’amore che trasuda erotismo e sensualità. Hassiba, figlia di un giardiniere da poco deceduto, anestetizza il dolore con la passione per il viandante-narratore, finché non resta gravida. Si manifesta allora in lei l’ossessione per le forme armoniche che gli uomini sanno dare alla natura e alla propria laboriosità; giungerà al punto di pretendere dal suo amante il racconto quotidiano di un “giardino” esistente a Mogador in cambio dei piaceri del proprio corpo. «Questa è la storia di un uomo che si trasformò in una voce per abitare il corpo dell’amata. Per cercare in lei il suo paradiso, il suo giardino unico e segreto». Come specifica Hassiba, inoltre, «non era permesso inventare nulla che non esistesse già»: il suo amante trasformerà dunque in “giardini” i ricami delle vesti, i rituali musicali, l’arte dell’intarsio, i magnifici palmeti e quant’altro la sua sensibilità saprà tradurre in forme perfette.

Oltre quello alle Mille e una notte, in cui Sherazade è chiamata a inventare una novella per notte pur di aver salva la vita, si possono cogliere tra gli altri i riferimenti alle Città invisibili di Calvino e ai Sogni di Einstein di Lightman, come lo stesso Ruy Sánchez suggerisce nella nota conclusiva. Ma a rendere assolutamente originale quest’opera suadente e onirica sono le diciassette splendide calligrafie di Hassan Massoudy, che la corredano e ne sottolineano la struttura geometrica: ognuna delle sue quattro sezioni (chiamate spirali) è suddivisa in nove capitoli o paragrafi; la prima narra l’idillio amoroso, la seconda i primi nove giardini, la terza conta nove “bonsai” (ossia terzine d’amore), la quarta altri nove giardini e infine l’epilogo aperto della storia.

Giovanni Turi