“Pricò” di Cesare Giulio Viola

Pricò (Lupo Editore, pp. 160, euro 13) è il primo romanzo di Cesare Giulio Viola, già pubblicato nel 1924 dalla Mondadori. Da questo stesso romanzo, nel 1943, fu realizzato il film I bambini ci guardano di Vittorio De Sica.

Un titolo, quello della versione cinematografica, che coglie in pieno la vera essenza del godibile romanzo che si contraddistingue non solo per la facile lettura, ma soprattutto per essere portavoce di temi che a distanza di decenni continuano a ripresentarsi sempre più allarmanti.

Lupo editore riporta così in auge un romanzo forse troppo poco acclamato, ma che sa riflettere sull’infanzia e sulle problematiche che essa rappresenta e che può determinare con il successivo trascorrere del tempo, quando a vent’anni, parafrasando l’autore, pare averne cento.

Pricò narra appunto le vicende dell’omonimo protagonista di sette anni che si ritrova a vivere un’esperienza capace di segnargli l’esistenza: una famiglia, la sua, che si sfalda sotto i propri occhi e che lo porta dapprima a girovagare tra le case dei propri parenti più stretti e poi a tornare a casa in un clima teso, di silenzio, di parole dette a qualcuno ma indirizzate a secondi soggetti, in uno stato di aperta prigione tra le proprie mura.

Pricò osserva tutto attorno a sé, ne resta psicologicamente coinvolto, consentendogli di maturare.

Il bambino guarda, i bambini guardano, comprendendo il significato di un fischio durante la notte, di un segno rosso sul volto che si tenta di mascherare, e anche se si trova nel silenzio il modo per far finta di non sapere, Pricò trae le sue conclusioni e fantastica su quanto possa accadere al di là delle mura della propria stanza.

Un romanzo di formazione che si snoda in una società diversa, certamente lontana, un mondo dove si sparla e si ha poca pazienza, ma che, come oggi, ha nella famiglia il suo nucleo centrale su cui fondare la propria esistenza.

Una storia che di certo può insegnare molto, aiutando ad entrare nella psicologia di un fanciullo, permettendo di guardare il mondo attraverso i suoi occhi impauriti.

Un punto di vista che fa riflettere e che non può lasciare indifferenti, e chissà che questo e tanti altri romanzi, che discutono di divisioni familiari, non possano aiutare le famiglie dei giorni nostri a farsi forza, a porre l’amore vero a proprio fondamento, a combattere per la propria stessa sopravvivenza.

Francesco Pacini