“L’agricoltura pugliese tra occupazione irregolare e immigrazione” a cura di M. Rizzo

Con l’inizio dell’estate arrivano in Puglia, da molti anni ormai a questa parte, migliaia di braccianti stranieri, occupati non solo nella raccolta del pomodoro in Capitanata, come veniva usualmente raccontato fino a un paio d’anni fa, ma anche nel Salento, ad esempio per la raccolta delle angurie. L’estate del 2011 ha visto scoppiare proprio in Salento un nuovo focolare di tensione tra braccianti stranieri e mondo agricolo, a Nardò, in un luogo che fino all’anno prima sembrava aver adottato buone soluzioni di accoglienza per la presenza temporanea dei numerosi lavoratori stranieri delle campagne. Di buone politiche di accoglienza parla anche il volume pubblicato proprio in quei giorni dell’estate 2011 dal titolo L’agricoltura pugliese tra occupazione irregolare e immigrazione (Manni Editori, pp. 88, euro 12) curato da Milena Rizzo e che raccoglie alcuni contributi che spaziano dal generale (politiche per il lavoro e l’accoglienza attuate dalla Regione Puglia, leggi e provvedimenti nazionali sull’immigrazione) al particolare (le problematiche quotidiane dei braccianti stranieri in Puglia, il futuro dell’agricoltura pugliese nell’ottica di una cooperazione con gli altri paesi del Mediterraneo considerati come partner piuttosto che come competitor).

Alle tematiche di carattere più generale sono dedicati i primi contributi del volume, a partire da quello di Monica McBritton, docente di Diritto del lavoro presso l’Università del Salento e con una lunga esperienza proprio nelle problematiche riguardanti il lavoro dei migranti affrontate con un taglio anche di genere, approfondendo quindi un’ulteriore sottoclassificazione della quale, anche per quanto concerne il lavoro nelle campagne, non sempre si tiene adeguatamente conto. Il saggio di Cristina Sunna si sofferma invece sulle best practices messe in atto dalla Regione Puglia soprattutto a partire dal 2006. Proprio di quell’anno è peraltro la legge di contrasto al lavoro nero premiata, come viene sottolineato, a Bruxelles come uno dei provvedimenti regionali di maggiore portata di tutto il continente. Ma non minore spazio viene dedicato all’esperienza degli alberghi diffusi in provincia di Foggia e a quale possa rivelarsi il loro futuro, necessitando per ovvi motivi economici di un solido e costante contributo pubblico, così come all’apporto fondamentale, stabilito proprio in partnership con la Regione, dello staff di Medici senza Frontiere in punti specifici e cruciali della campagna pugliese, dove maggiori sono le conseguenze del sovraffollamento e delle critiche condizioni igieniche. Gianluca Nigro, operatore sociale dell’Associazione Finis Terrae tra le più attive in Puglia nel sostegno ai migranti, traccia invece un quadro dettagliato del bracciante straniero: «egli vive spesso in accampamenti molto simili alle bidonvilles fuori dai contesti urbani e non è immerso in alcuno spazio pubblico, non ha legami sociali con il territorio. Oltre a non avere un ruolo riconosciuto nel contesto dove svolge il lavoro, egli non ha alcuna forma di rete di solidarietà né formale né informale». Inoltre, Nigro approfondisce la mancata soluzione giunta dai vaucher, che nelle intenzioni del governo avrebbero dovuto regolarizzare la forza lavoro soprattutto migrante, e il conflitto venutosi a creare specialmente in alcuni contesti, come quello del Nord Barese, tra braccianti locali e stranieri. Infine, Giuseppe Spedicato dedica una riflessione decisamente fuori dallo schema che vede in competizione l’agricoltura italiana con quella degli altri paesi del Mediterraneo, soprattutto della parte Sud. In realtà, scrive Spedicato, le problematiche comuni tra le due sponde (carenza d’acqua potabile e per irrigazione, desertificazione, disboscamento, inquinamento ambientale) e la presenza in Italia di numerosi braccianti nordafricani oltre che subsahariani favorirebbero un lavoro d’intesa e di cooperazione. Tanto più che in Marocco, ad esempio, si sta puntando anche a lungo termine sulla risorsa rappresentata dall’agricoltura, nell’ottica di una sempre maggiore richiesta di prodotti, come quelli che compongono la dieta mediterranea, a livello globale. «Si potrebbe lavorare – scrive ancora Spedicato – sulla ricerca di colture locali e tradizionali (dei territori cooperanti), che da sempre sono state coltivate con limitati input esterni (apporti idrici, fertilizzanti…), individuando alcuni prodotti rappresentativi che […] possano diventare dei presidi di riferimento». Chiude il volume un’intervista di Milena Rizzo ad Angelo Maci, imprenditore agricolo di successo del Salento, sui temi del lavoro nero e dell’atomizzazione, soprattutto in Puglia, delle imprese del settore.

Il volume sarà presentato domani alle ore 11 presso la Sala Guaccero del Consiglio Regionale della Puglia a Bari, nell’ambito della rassegna Building Apulia, insieme a un altro libro dedicato a problematiche economiche e di grande attualità, dal titolo L’economia della crisi, di Giampaolo Busso (Progedit).

Stefano Savella