Aleph: “Il mestiere di vivere” di Antonella Caprio

Beata te che sei giovane! Alla tua età sì che puoi divertirti!

Dicono tutti così i grandi, perché pensano che a quindici anni non puoi conoscere il dolore. A quindici anni sei una persona appena abbozzata: priva di sentimenti assoluti, di emozioni travolgenti. Pensano che sei solo puro istinto e risate sguaiate, e attività cerebrale zero. Che ne sanno loro di quanto puoi soffrire? Di quanto struggimento può contenere il tuo corpo? Nulla. Pensano che a quindici anni non puoi patire per amore, che l’amore è priorità del mondo degli adulti. Che alla tua età i fidanzatini vanno e vengono come i brufoli sulla fronte, senza lasciare traccia. E non sono nemmeno capaci di guardarti in faccia. Non si accorgono di niente… niente, i grandi. Loro che capiscono sempre tutto.

Solo tu sai quanto male fa non sentire più il telefonino squillare per leggere i suoi messaggi. Non sentire più d’inverno le sue mani calde sulle tue guance fredde. I suoi baci sulla tua bocca avida. Solo tu sai cosa si prova nel sentirsi abbandonati senza il conforto di una parola, di una spiegazione. Che so… Ti ho voluto bene ma ora è tutto finito, oppure… Sei la persona più cara al mondo ma io non ti merito, o… Dopo tutto quello che c’è stato fra noi, rimaniamo almeno buoni amici. Insomma frasi di questo genere che ti aiutano ad entrare nell’ordine di idee che il rapporto con lui cambierà direzione. Invece lui è fuggito via senza alcun preavviso, con passi felpati. Ti ha lasciata in silenzio. Un silenzio assordante dentro il quale senti solo urlare il suo nome. Tutto il giorno. Ogni ora. Ogni istante. Il suo nome ti rimbomba nella testa fino a farla scoppiare, fino ad occuparla tutta da non farci entrare altri pensieri, altre idee. E allora ti chiudi nella tua stanza e passi il tempo a guardare ora il display del telefonino e ora la finestra con la speranza di vederlo tornare a cercarti in qualche modo. Fino a quando un giorno non lo vedi su facebook in una foto abbracciato ad un’altra. Chiami di corsa la tua amica e lei ti dice che è tutto vero, che ora lui sta con quella tipa della foto e che di te non ne vuole nemmeno sentir parlare, che tu per lui sei stata un peso. Un peso.

La neve sbatte contro la finestra, si frantuma in mille cristalli che graffiano il vetro con lacrime ruvide, le stesse che senti piangere dal tuo cuore. E vorresti essere fiocco di neve, soave e candido, per accarezzare il suo corpo con i tuoi schizzi di ghiaccio e con quegli spilli freddi, incorporei, incidere sul suo petto Ti amo. Solo così, perché lui senta quanto può essere lieve il tuo affetto, e quanto gelida la tua solitudine.

Alla porta della tua camera la mamma bussa, ti invita ad andare a tavola. Per lei è importante solo che mangi, che ti mantieni in forma. E non capisce che il cibo è un macigno che ti tiene attaccata alla terra, ti schiaccia, ti annienta, mentre tu vuoi essere fiocco di neve, piuma d’uccello, foglia d’autunno. E così comprendi qual è la tua missione: diventare leggera come ali di farfalla, impalpabile come il vento, e come il vento annullare il peso.

Il peso della vita.

Antonella Caprio, docente, è nata e risiede a Torino, ma ha trascorso la giovinezza in Puglia. Ha pubblicato, insieme al fratello Franco Caprio, il romanzo d’esordio Il Segreto del Gelso Bianco, Besa Editrice (“Oscar PugliaLibre” quale miglior romanzo edito in Puglia nel 2010; Vincitore Premio Letterario LibriaMola 2010 – 1° classificato; Vincitore Premio Letterario Via Po-Torino 2010 – 2° classificato).