“Il Canto della Terra” di Alessandro Zignani

L’incontro con Sigmund Freud a Leida, nei Paesi Bassi; la composizione del Canto della Terra a Dobbiaco, di fronte alle Tre Cime di Lavaredo; il taxi che passa tra due ali di folla nella New York del 1910. Attraversando questi e altri luoghi, ritraendo storie e personaggi che hanno fatto la storia (musicale, artistica, scientifica) del Novecento, impiegando una prosa perfettamente aderente agli eventi raccontati e al loro contesto storico, Alessandro Zignani dedica a Gustav Mahler e ai suoi ultimi anni di vita il suo ultimo libro Il Canto della Terra. Mahler, Freud e l’America: il romanzo degli addii, pubblicato dalla casa editrice Florestano (pp. 190, euro 13). Il lettore si appresti a tenere alta l’attenzione e a ricevere input che spaziano dalla storia alla psicanalisi, dalla musica alla letteratura, alla cultura religiosa, prevalentemente ebraica: tutte tematiche che la storia personale di Mahler ha variamente attraversato, e che l’autore fa dialogare senza sosta in un’opera non a caso divisa in due parti frammezzate da un Prologo, un Interludio, un Epilogo, che si chiude, come il libro si era aperto, a Vienna nei giorni dell’Anschluss hitleriana, all’alba della dissoluzione della Mitteleuropa.

Un anziano Freud, negli ultimi anni della sua vita afflitto da un cancro alla mascella, ricorda – stimolato da una lettera di un suo allievo, Theodor Reik – l’incontro con Mahler in Olanda, da quest’ultimo per due volte in precedenza annullato. I due, davanti a un punch forte, diffidano l’uno dell’altro; il compositore ha da poco compiuto cinquant’anni, è vittima di impotenza e nevrosi, ossessionato dalla morte che detta il ritmo alla musica, alla sua musica. Lui, che ha perso sua figlia Putzi in tenera età, e che ha da poco scoperto una sua malformazione cardiaca (ne morirà l’anno successivo, a Vienna, di ritorno da un’ultima tournée statunitense con la Filarmonica di New York). Sua moglie Alma Maria ha trovato in Walter Gropius (non sarà l’unico grande personaggio della storia dell’arte a incrociare la sua strada) il giovane amante di un amore quasi adolescenziale: con il futuro architetto e designer trascorrerà le ultime ore di passione a Parigi prima di attraversare l’Atlantico con il marito, e si scriverà lettere d’amore infuocate dalla stanza d’albergo dell’hotel Savoy, al mattino, durante il riposo di Mahler nel più totale silenzio della stanza accanto. Come si vede, indubbiamente un «romanzo degli addii».

Il canto della terra, l’opera di Mahler che dà il titolo al volume, fu composta a Dobbiaco, sulle Dolomiti, nell’estate del 1908. In quell’estate, scrive Zignani, «Mahler, per la prima volta, vide nella montagna una divinità indifferente. Nessuna ascesa, né redenzione. La natura gli parve, sotto il velo di nebbia delle cime, una distesa orizzontale di macerie dalle quali sorgevano fuochi fatui di vite poi fatte, similmente, macerie. E un soffio che poteva essere canto sorgeva dai pertugi della materia, per proclamare la sua orrida religione di una bellezza germinata dalla coscienza. La terra verdeggiante, ogni primavera, nei lontani orizzonti, sarebbe rimasta lì, ad intridere delle sue trasparenze la declinante vicenda umana».

Il canto della terra di Alessandro Zignani sarà presentato domani, 2 marzo, alle ore 11 presso la sala Guaccero del Consiglio Regionale della Puglia a Bari, in occasione del primo incontro della nuova edizione della rassegna Building Apulia organizzata dalla Teca del Mediterraneo. Nella giornata, dedicata alla casa editrice Florestano, sarà presentato un altro volume su Mahler, scritto da Adele Boghetich, dal titolo Gustav Mahler e il mondo incantato del Wunderhorn.

Stefano Savella