“Oltre il segno” a cura di Rosanna Basso

Al contributo delle donne nella storia della letteratura e della cultura in generale di un paese o di una regione sono dedicati i gender studies, un ambito di studi che ha preso piede nelle università italiane più tardi rispetto ai paesi anglosassoni, ma con risultati che stanno portando alla luce un ricco bagaglio di scritture e di esperienze letterarie femminili. Il volume Oltre il segno. Donne e scritture nel Salento (secc. XV-XX) (Lupo Editore, pp. 312, euro 25), curato da Rosanna Basso, docente di Storia contemporanea presso l’Università del Salento e responsabile del progetto «Archivio della scrittura femminile salentina», si colloca in questo contesto, ampliandone semmai i confini giacché, come scrive la curatrice nell’introduzione, vi si includono sì «soggettività femminili che (soprattutto in epoca a noi più prossima) hanno esercitato la scrittura in modo esperto e che hanno inteso proporsi […] come “scrittrici”; ma soprattutto ci imbatteremo nelle “scriventi”, ovvero in soggetti che hanno usato lo scrivere con gradi diversi di competenza […] in modo usuale e con finalità assolutamente diverse da quelle letterarie».

Tra queste ultime, risalenti prevalentemente ai secoli dal XV al XVII, ricordiamo ad esempio donne che hanno trascorso pressoché interamente la loro vita nei chiostri dei monasteri, luoghi in cui non mancavano biblioteche nelle quali, accanto a volumi religiosi, soprattutto con il trascorrere degli anni e con il cadere di determinate prescrizioni, troveranno casa anche libri di carattere più «profano», la cui stessa esistenza fornisce indicazioni preziose sulle modalità di gestione della biblioteca e dello stesso monastero. Negli stessi secoli, non minore importanza in questo contesto assumono le donne appartenenti a «circuiti aristocratici» delle quali sono pervenuti talvolta manoscritti di carattere economico che testimoniano il loro ruolo nel governo di un determinato territorio (esemplare il caso, ad esempio, di Maria d’Enghien). A partire dalla fine del Settecento, inoltre, sempre all’interno dell’ambiente aristocratico, comincia a ritagliarsi uno spazio sempre più importante la figura della «maestra», soprattutto grazie ai provvedimenti legislativi di ispirazione francese attuati nel Regno di Napoli e ispirati da un grande intellettuale meridionale di quel tempo, Vincenzo Cuoco. Tra le prime insegnanti salentine, alle quali erano specificamente dedicate classi di sole bambine, in questo volume sono dedicate pagine di grande interesse all’esperienza di Teresa Dello Diago da Mesagne.

Passando alle vere e proprie “scrittrici”, si giunge inevitabilmente al Novecento, e non si può fare a nemmeno di notare come gli anni in cui s’incrementò notevolmente il numero di donne salentine arrivate anche alla ribalta nazionale per le loro pubblicazioni e la loro attività editoriale sia stato quello della dittatura fascista; una collocazione storica che inevitabilmente incise sulla loro produzione e che ne ha probabilmente minato almeno in parte la ricezione e la fortuna nei decenni successivi. Tra queste, la leccese Maddalena Santoro, che fu tra il 1915 e il 1918 tra le firme dell’importante rivista barese «Humanitas» e che si schierò apertamente a favore della presenza femminile nella sfera sociale a più livelli: «Se [le donne] cercano di farsi strada, di innalzarsi dal comune livello – scriveva Santoro con parole drammaticamente ancora attuali – ecco che gli uomini reprimono i loro slanci con la derisione, col compatimento e magari anche con la calunnia […] e si condannano». Dell’ostunese Oronzina Quercia Tanzarella si ricorda invece l’attività nel settore dell’editoria scolastica e della letteratura dell’infanzia.

Un’ultima sezione del volume è dedicata allo «spazio della musica»: tra le artiste e musiciste salentine particolare interesse riveste la storia di Anna Fougez, vera e propria diva del varietà nata a Taranto nel 1894 e fin da giovanissima presente sui palcoscenici di tutta Italia. Fougez, come scrive nel saggio a lei dedicato Mariacarla De Giorgi, delinea «una nuova figura di donna, consapevole di sé e della sua femminilità, artista autonoma e indipendente, in grado di gestire imprenditorialmente la sua carriera teatrale, fondando nel 1928 una Compagnia Teatrale di sua esclusiva proprietà, la “Grande Rivista Italiana”, la prima e più importante Rivista del teatro di Varietà italiano». Definita da Filippo Tommaso Marinetti «stella eccentrica del futurismo» e a sua volta influenzata da quel movimento letterario anche in alcune sue liriche, di Fougez rimane anche una autobiografia, dal titolo Il mondo parla ed io passo, edita nel 1930, successivamente ritirata dalla circolazione dall’autrice e mai più ripubblicata.

Stefano Savella