“Movimenti artistico-culturali in Terra di Bari 1950-2000″ a cura di Saverio Monno

Dall’Arte contemporanea all’Architettura, dal Design alla Fotografia, dalla Grafica e Pubblicità all’esperienza dei Centri di Servizi Culturali: sono questi gli argomenti trattati nel volume Movimenti artistico-culturali in Terra di Bari 1950-2000 (pp. 174, euro 25) curato da Saverio Monno e pubblicato dalle Edizioni dal Sud, con saggi di Lia De Venere, Geppi De Liso, Michele Lastilla, Ilaria Carella, Nicola Signorile, Daniele Trevisi, Enzo Velati e Saverio Monno. Ogni saggio ripercorre in brevi paragrafi le esperienze dei maggiori esponenti baresi di ciascun campo artistico, con un’utile appendice biografica alla fine di ogni saggio per ogni artista citato e una sezione di documenti iconografici a colori, tra i quali troviamo opere talvolta di difficile reperibilità o documenti storici della seconda metà del Novecento di grande valore.

Nella sua ispirata prefazione al volume, Giandomenico Amendola ricorda assai bene la vivacità in campo artistico e culturali della Bari degli anni Sessanta e Settanta, speranze poi perse già al termine degli anni Ottanta, fino ad infrangersi con il crollo del teatro Petruzzelli e con le vicende della ricostruzione, fatte «di beghe, imbrogli, pasticci politici ed amministrativi». A proposito proprio del declino culturale di Bari, Amendola scrive: «Uno si distrae al bivio, intitolava Scotellaro uno dei suoi primi racconti. Forse anche Bari si è distratta ad un bivio. La sua vita culturale è rallentata; molti talenti se ne sono andati; la ricerca e le sperimentazioni tecnologiche sono drasticamente diminuite; la tolleranza – di cui la città aveva grande tradizione per la sua natura di porto di incontro e di scambi – è molto diminuita. La creatività diffusa di cui parlano gli autori di questo volume si è rarefatta e con essa la spinta allo sviluppo ed all’innovazione».

Proprio alla storia di un’iniziativa culturale tra le meno note alle giovani generazioni, ma della quale è subito evidente la portata se non altro simbolica nell’arco di tempo che va dalla fine degli anni Sessanta agli anni Novanta, quella dei Centri di Servizi Culturali, è dedicato un approfondito saggio di Saverio Monno in coda al volume. Erano infatti quelli gli anni in cui si affacciava nel campo della cultura e della formazione permanente una nuova figura: quella dell’animatore culturale. «Caratteristica di questa nuova figura – scrive Monno – può essere rintracciata nel complesso fenomeno di richiesta di cambiamento degli obiettivi dell’educazione e della cultura […], di richiesta di partecipazione di classi sociali fino ad allora escluse dal consumo culturale, di richiesta di modifica della stessa modalità di fruizione delle occasioni culturali». L’istituzione dei Centri di Servizi Culturali risale al 1967 in seguito a una serie di convenzioni stipulate dalla Cassa per il Mezzogiorno, alcune associazioni impegnate nell’educazione degli adulti e nell’animazione culturale, con la consulenza del Formez. La loro azione «doveva essere finalizzata a modificare l’habitat socio-culturale dell’area meridionale in modo che lo sviluppo economico trovasse le disponibilità culturali necessarie». Tra i luoghi in cui i Centri operavano in particolar modo nei vari comuni c’era la biblioteca cittadina, che nelle intenzioni doveva divenire così il vero cuore pulsante delle attività culturali di una città: in realtà, sottolinea Monno, a livello locale le biblioteche civiche «risultarono ostili a qualsiasi ipotesi di cambiamento e di collaborazione» (in seguito al dibattito degli ultimi mesi aperto in particolare a Bari sul ruolo delle biblioteche, sarebbe quanto meno opportuno ripercorrere e studiare a fondo la vicenda dei Centri di Servizi Culturali per approfondire i vantaggi e gli ostacoli apportati da quella scelta). Integrati a partire dagli anni Settanta (in Puglia definitivamente dal 1979) nell’orbita delle Regioni, i Centri videro perdere la specificità culturale per diventare luoghi per l’«educazione permanente» e per attività «extrascolastiche». Negli anni Duemila, infine, la Regione trasferisce agli enti locali le strutture dei Centri, trasferendone di fatto agli stessi anche il personale in servizio.

Il volume di Saverio Monno sarà presentato domani, venerdì 4 maggio, alle ore 11, presso la Sala Guaccero (secondo piano) del Consiglio Regionale della Puglia, in via Capruzzi 212 a Bari.