“Songster, cosmografia di un vagabondo” di Alessandro Angeli

Alessandro Angeli si è recentemente aggiudicato il Premio PugliaLibre con la raccolta di racconti I ragni in testa ed è un racconto lungo anche la sua ultima pubblicazione: Songster, cosmografia di un vagabondo (Controluce, pp. 76, euro 12). L’autore ci conduce nell’America della prima metà del ’900, allorquando «coesistevano due forze uguali e contrarie: una spingeva il Paese verso la modernità, l’altra continuava a trascinarlo ai suoi antipodi»; ma è soprattutto il volto rurale e razzista a emergere dalle parole del narratore, Bunny. È un giovane di colore, tenace e mansueto, che giunge da una costa all’altra del continente per amicizia e per amore, attraversando l’aridità del paesaggio e spesso anche di chi lo popola. Perché decida di raccontare la sua avventura è lui stesso a riferirlo: «c’erano delle cose da dire o qualcosa di simile e un uomo almeno una volta nella vita aveva il dovere di farlo, doveva trovare le parole per spiegare la sua verità», sebbene sia una verità amara, fatta di soprusi e violenza.

Non del tutto secondario è il sottofondo musicale di queste pagine che pulsano al ritmo malinconico del blues, e che indagano il retroterra di quel genere musicale che significava dolore e riscatto. Non solo compare più volte il nome del bluesman Skip James, ma lo stesso Bunny strimpella la chitarra secondo l’insegnamento dell’amico Abel, a sua volta vagabondo suonatore.

Angeli dunque cambia completamente scenario rispetto all’opera precedente (ambientata nel Mezzogiorno italiano), pur preservando sia lo stile scarno e denso, sia gli intenti di denuncia – benché di una diversa ingiustizia, atavica e radicata anche questa.

La prima domanda per Alessandro Angeli è come abbia scelto il soggetto di Songster, cosmografia di un vagabondo.

Avevo voglia di andare in America, non ci sono mai stato, e visto che mi sono dato la possibilità di andarci mentalmente ho scelto il periodo che preferivo raccontare. Quando ho deciso di scrivere questa breve storia stavo mettendo benzina e da lì ho cominciato a trasfigurare le cose, ho guardato a lungo l’insegna del distributore e ci ho visto scritto Texaco.

La sua idea di letteratura è inscindibile da un certo impegno etico, come le sue ultime opere lascerebbero intuire?

La scrittura dà all’autore la possibilità di emanciparsi, sta a lui cogliere o meno questa opportunità. Personalmente ricerco l’emancipazione dei miei personaggi, per questo in ciò che scrivo la geografia è molto importante. Più corretto sarebbe parlare di geografie: quella fisica, quella socio-politica e quella umana. Questo intreccio per me è fondamentale, nelle storie che scrivo c’è sempre uno scontro tra almeno due di questi fattori.

Romano di nascita e grossetano di adozione, come è approdato ai marchi pugliesi della Salento Books (Besa, Controluce)?

Sono da sempre appassionato di letteratura del Sud, credo che qualitativamente parlando i prodotti migliori vengano da lì. Dopo la bella letteratura siciliana e sarda, dal punto di vista della sperimentazione questo è forse il momento della Puglia. La Besa fa ottimi libri, pubblica autori che pochi conoscono, perché provengono da Paesi poco frequentati anche dalla nostra élite culturale. Penso a Ismail Kadare, Nenad Veličković, Mayumi Hattori, Pira Sudham, Artur Spanjolli, Elvira Dones, Tahsin Yücel. Perciò per me è stato bello far parte del loro catalogo, anche perché ho potuto scrivere come e quando volevo senza che mi venisse chiesto niente in cambio.

Quali le letture che l’hanno suggestionata particolarmente negli ultimi tempi? I suoi progetti letterari in cantiere?

Me lo chiedo spesso, io leggo molta narrativa italiana, quindi tra gli scrittori che mi suggestionano ci sono da sempre Pavese, Silone, Alvaro, D’Arrigo, Tozzi, Bernari, Seminara, Pratolini, Bilenchi, Cancogni, Consolo; tra i libri letti recentemente mi è piaciuto molto Vasta, veramente inarrivabile. Intanto presento Songster al Salone del Libro di Torino e colgo l’occasione per invitare chiunque sia interessato a saperne di più sul libro. Per quanto riguarda la scrittura, invece, ho in valutazione un romanzo politico ambientato in Sardegna e ho cominciato un romanzo storico su un poeta-contadino maremmano, un bel guazzabuglio di geografie, non c’è che dire.

Giovanni Turi