“Tagliata da un vetro di sole” di Rossella Pulimeno

Dopo aver pubblicato alcune liriche su antologie ed e-book delle Edizioni Libere, per la stessa casa editrice Rossella Pulimeno ha da poco pubblicato la raccolta Tagliata da un vetro di sole (pp. 48, euro 10). Si tratta di versi franti, che esprimono quasi nella loro forma la stessa idea del taglio che dà il titolo alla raccolta: versi, insomma, che raccontano e si trasformano in «ferite» (un termine chiave della silloge), ferite dell’animo, ma anche del paesaggio, del corpo, ma anche degli elementi naturali.

In queste liriche filiformi (come «germogli») si affacciano metafore anche ardite, che giocano con argomenti inusuali come la tecnologia («Nuovamente / connessa / alla debole rete / […] / non mi serve / la password / per poter navigare»), l’economia («Importavi / ed esportavi / qualcosa di mio, / senza il dazio / del compromesso / […] / Vivo un blocco / nell’economia / dell’abbandono»), la grammatica. A distinguersi nella forma, e in parte anche nello stile, sono tuttavia alcune prose poetiche collocate al centro del volume: al loro interno si concentrano riflessioni più intime, che possono sciogliersi in parole senza i vincoli della versificazione.

Tra luoghi e corpi, Tagliata da un vetro di sole include anche descrizioni di luoghi intrinsecamente poetici, come Trieste (peraltro proprio nella lirica iniziale della raccolta) e la sua bora, ma anche come il Salento, terra in cui l’autrice (di origini friulane) vive, con i suoi ulivi magnetici. Tutte immagini amalgamate nel vortice delle stagioni («Quando si trema d’estate», «Voce d’inverno»).

La prefazione (anzi, «preforisma») al volume è a cura di Francesca Mazzucato, nota scrittrice e traduttrice bolognese, che ripercorre le liriche di Pulimeno inframezzandole con citazioni di una vera e propria musa ispiratrice: un’altra donna, un’altra poetessa, la siriana contemporanea Salwa Al-Neimi, pubblicata in Italia da Feltrinelli. «Non ho altri modelli oltre a me stessa, non devo andare in cerca di autorizzazioni né terrene né celesti. Non devo andare in cerca di una fatwa che mi dia il permesso di concedermi ai miei uomini nei momenti del desiderio», scrive Al-Neimi. Il cui nome è non a caso seguito, nel Preforisma, da altre due donne, due grandi artiste: Gina Pane e Christine Angot.

Stefano Savella