“Senza paracadute” di Antonio Loconte

Senza paracadute – Diario tragicomico di un giornalista precario (Adda Editore, pp. 242, euro 15) di Antonio Loconte è insieme il resoconto della propria attività di giornalista e un’analisi dell’allarmante stato della professione: dopo quasi un ventennio di lavoro sul campo mal retribuito e come precario, l’autore si domanda come si possa realizzare oggi la propria vocazione a indagare la realtà e a raccontarla con la speranza di poter cambiare qualcosa, senza scontrarsi con problemi più prosaici come il sostentamento. Problema non da poco in quest’epoca di sovraesposizione mediatica: «Il paradosso è la moria di professionisti, mentre l’offerta formativa cresce senza freni e controlli su una qualità a tratti raccapricciante»; per non parlare dei master, «costosissime specializzazioni da 6-8mila euro a biennio che non ti danno la minima certezza di un’occupazione», o dell’Ordine dei Giornalisti che poco fa per arginare il precariato e talvolta la scarsa professionalità.

Il tono è quello ironico e antiletterario di chi sa di non avere nient’altro da perdere e ha sempre e soltanto fatto cronaca. Insomma un diario intimo, ma non intimistico, come rimarca la seconda sezione che raccoglie i contributi per lo più di giornalisti, anche di rango (come Antonio Caprarica, cui si deve la Prefazione, Gustavo Delgado e Pino Aprile). A corredare i brevissimi capitoli, inoltre, le illustrazioni di Gaetano Longo, «giovanissimo artista di Grumo Apula, precario pure lui».