“Da Ricòrboli alla Luna” di Toni Maraini

Le strade, i sentieri, i percorsi incrociati da Fosco Maraini nella sua vita hanno tagliato ogni latitudine; ma alcune di quelle strade, alcuni di quei territori così distanti tra loro, e non solo per la distanza chilometrica, hanno costituito il cuore dei suoi viaggi, fino a concretizzarsi quasi come pietre di paragone per altre strade, altre terre. In Da Ricòrboli alla Luna. Brevi saggi sulla vita e l’opera di Fosco Maraini (Poiesis Editrice, pp. 112, euro 16), Toni Maraini ripercorre in particolare una fase della storia di suo padre, la storia di un viaggiatore, un fotografo, uno scrittore, cento e un mestiere per quello che oggi, con un termine assai meno evocativo di ognuno di questi, si definirebbe globe-trotter. È infatti tra gli anni Trenta e Cinquanta che si concentrano i primi viaggi di Fosco (partito dal borgo di Ricòrboli, alla periferia di Firenze, e con le sue origini già provenienti da mezza Europa) e affrontando quei decenni sua figlia Toni, scrittrice, storica dell’arte e studiosa del Maghreb, scrive questi brevi saggi, senza mai nascondere l’amore per la figura paterna che riluce in ogni pagina, eppure non tralasciando un resoconto approfondito e di grande interesse su circostanze della biografia personale ed editoriale di Fosco Maraini.

Si diceva che alcuni luoghi hanno rappresentato il cuore della vita di viaggiatore di Fosco. Mezzogiorno e Mediterraneo, da una parte; Giappone e Tibet, dall’altra: a guardare un mappamondo con occhi disincantati, li definiremmo due coppie di quasi-vicini: a separarli c’è un mare, o un semi-continente come la Cina, ma pur sempre quasi-vicini. A testimoniare l’intensa vicinanza a questi territori nei primi decenni della sua attività non sono solo circostanze biografiche (si pensi alla Sicilia, terra scoperta e vissuta grazie alla amata Topazia; o al soggiorno in Hokkaido, in Giappone, dal 1938 alla fine della guerra, un periodo «importante […] per il maturare di una consapevolezza materializzatasi ‘distintamente nei primi anni giapponesi […] in cui ho vissuto più profondamente l’altro’ e in cui l’antropologia culturale assunse un ruolo cardine»). Ci sono, infatti, anche e soprattutto libri: si pensi a Segreto Tibet, pubblicato nel 1951 dalla casa editrice barese Leonardo da Vinci, la futura De Donato, con la quale era in programma la pubblicazione di un’altra opera, Nostro Sud, in collaborazione con Carlo Levi, della quale si ha la chiara percezione, a distanza di quasi sessant’anni, di aver perso un capolavoro, anche se gli studi e le ricerche su quel volume sono stati poi pubblicati nel 2009 per Alinari a cura di Maurizio Bossi e Francesco Vergara Caffarelli; oppure a Dren-Giong, quaranta fotografie sull’Himalaya con «cime nevose, panorami montagnosi, pendii tra albe, tramonti, nebbie e nuvole» che ricordano quegli stessi pendii scalati da un Fosco adolescente in qualcuna delle sue prime avventure, sull’Appennino toscano.

Soprattutto le pagine dedicate da Toni Maraini all’importanza della Sicilia nella vita e nell’opera del padre Fosco contengono però alcune tra le riflessioni più pregnanti del volume, peraltro in piena sintonia con quelle del libro di Giuseppe Goffredo, I dolori della pace, con cui condivide l’apertura di questa collana della casa editrice Poiesis. Girare infatti in lungo e in largo la Sicilia producendo i primi documentari professionali con riprese sott’acqua, ad esempio, era per Fosco, scrive Toni Maraini, «un modo concreto di conoscere meglio il Sud e il Mediterraneo nella loro ‘carne cosmica’. La Sicilia profonda, inerpicata tra i monti, quella contadina e quella urbana avevano la loro controparte, per dirla con lui, ‘di parentela col mare’. […] La sua visione rimase quella di un Mediterraneo amato e indagato nella sua complessità, ma pur sempre iscritto in una Magna Grecia oltre i cui limiti non si avventurò. Eccetto per scrivere in seguito un testo accuratamente documentato per un libro su Gerusalemme».

Stefano Savella