“Il seme dell’equilibrio” di Davide Carboni

La casa editrice Lupo tenta di catturare un pubblico molto giovane con la collana Abat Jour, dedicata al fantastico e al fiabesco. Uno degli esperimenti più maturi della linea sembra essere rappresentato da Il seme dell’equilibrio (pp. 392, euro 16), corposo romanzo di Davide Carboni, brianzolo classe ’88. Per sua stessa ammissione, il giovane autore è cresciuto a pane & fantasy.  In qualche modo ha imparato la lezione degli autori anglosassoni e, con una prosa dignitosa, ci propone una piacevole “variazione sul tema” del romanzo di formazione tipico del genere.

Il ragazzo orfano, su cui pesano l’eredità morale del padre e una serie di segreti sulla sua famiglia, e che si trova nel bel mezzo di una guerra millenaria tra forze contrapposte, a dover fare da ago della bilancia. L’addestramento con i mentori. Una spada vivente. Draghi ed elfi. La pulzella in pericolo. La discriminazione dei mezzosangue. E via dicendo. Sulla carta, non ci sarebbe niente di nuovo sotto il sole, ma i guizzi di originalità non mancano. In alcuni casi, come nella scelta dei nomi di personaggi o popoli, le scelte sono fin troppo ardite, per le inusuali sonorità contaminate. Qualche suggestione potrebbe essere mutuata anche dai videogiochi di ruolo, come il colore degli occhi del protagonista che segnala il suo stato di maturazione – un buon artificio che sostituisce i “punti esperienza”?

È bene rimarcare che si tratta di una storia autoconclusiva: nessun trabocchetto che costringa a seguire un’intera saga, come capita di solito con lo sword & sorcery. Se il genere è nelle proprie corde e si vuole smettere di foraggiare sempre e soltanto gli scrittori stranieri – e se avete già l’opera omnia di Licia Troisi – questo romanzo può essere la scelta giusta.

Michele Miglionico