“Sulle orme di Idrusa” di Wilma Vedruccio

Un personaggio nato da un romanzo contemporaneo può incarnare la profondità di un mito, può erigersi con una classica postura a rappresentare la stessa tradizione letteraria di un territorio? Idrusa, la figura più imponente del romanzo L’ora di tutti di Maria Corti, del 1962, testimonia che tutto questo è possibile. Idrusa incarnava in quel romanzo una donna otrantina di grande forza e coraggio al tempo della battaglia del 1480 e dell’espugnazione dei turchi della città salentina. Idrusa rivive oggi nella prosa poetica di Wilma Vedruccio raccolta nel volume Sulle orme di Idrusa (Kurumuny, pp. 48, euro 10), al quale è incluso un CD Audio, praticamente un audiolibro, impreziosito dall’accompagnamento musicale di Rocco Nigro che ricolloca con la sua fisarmonica il personaggio di Idrusa in un’atmosfera senza tempo.

Già pubblicata nel 2001 per Manni, questa opera poetica di Vedruccio (salentina, insegnante di scuola elementare per tutta la sua vita lavorativa) si contraddistingue, lo sottolinea in epigrafe la stessa autrice, per una somiglianza per nulla nascosta con un canovaccio teatrale, come testimonia anche la suddivisione in cinque parti (ovvero, per chi opterà per il contestuale ascolto del CD, in cinque tracce), ognuna dedicata a una fase della storia di questo personaggio che matura, verso dopo verso, tutti i crismi del mito. Non a caso Idrusa «ha la stessa forza di Didone innamorata, che per amore mette in discussione il suo ruolo di regina e sempre per amore decide di uccidersi sulla spada di quello che è stato il suo uomo pur di non rinunciare a nulla di se stessa. Ogni scelta di Idrusa sembra scaturire da un sentimento di inadeguatezza, dalla percezione del divario incolmabile tra lei e la realtà circostante: Idrusa si ribella alle convenzioni della sua intera comunità, stretta tra esigenze razionali e istanze emotive».

Pur privilegiando la scansione in versi, Sulle orme di Idrusa concede dunque molto a uno stile narrativo, molto più adatto alla recitazione teatrale. La suddivisione della storia della protagonista in brevi atti non può che rafforzare l’adesione del testo a un racconto che potrebbe rendersi al meglio, ad esempio, nel corso di un reading. Così è ad esempio nelle prime tre parti (Idrusa bambina, Idrusa sposa, Idrusa innamorata) in cui si evidenziano il trascorrere delle giornate e la successione degli eventi della vita di Idrusa. E non è forse un caso che sfumature liriche più nette ci appaiano nelle ultime due parti dell’opera, Idrusa pietosa e La tela di Idrusa, che già nei rispettivi titoli stabiliscono più evidenti richiami alla poesia del mito antico («Ed inquieta ed intrica. / Cosa sottace il silenzio? / Quali mondi sommersi e nascosti? Misterioso come un oceano, il silenzio»).

Stefano Savella