“Una nuova storia d’amore” di Oronzo Liuzzi

Il lutto per la separazione definitiva dalla propria amata moglie come un dramma dilaniante che si prova a elaborare, esaltandone i persistenti ricordi tramite la scrittura. Di questo tratta sostanzialmente l’ultimo libro di Oronzo Liuzzi, Una nuova storia d’amore (pp. 144, euro 14) pubblicato nel dicembre 2011 dalle Edizioni Tracce di Pescara. Fasanese di nascita ma residente da tempo a Corato, Liuzzi ha all’attivo un congruo numero di pubblicazioni prevalentemente poetiche ma è noto soprattutto come artista (al connubio tra arte e scrittura ha dedicato, nel 2009, il volume Io e Caravaggio). Pur non potendo in alcun modo condividere, per Una nuova storia d’amore, la definizione di «romanzo, tra riflessioni e narrazione, tra poesia e ricerca letteraria» indicata nelle breve prefazione, è comunque vero che nelle pagine del volume si affacciano perlopiù barlumi e frammenti di ognuna di queste categorie stilistiche e di genere letterario.

In particolare, benché la scansione del volume in «Lettere aperte» possa far pensare a una struttura da romanzo epistolare, è assente ogni tipo di sviluppo narrativo: il ricordo della moglie dell’autore, la cui scomparsa si intuisce essere molto recente, è presente senza particolari differenze tra le prime e le ultime pagine. Le giornate trascorrono tra azioni apparentemente innocue, come la lettura del giornale e l’attenzione al mutamento delle condizioni climatiche che contribuisce alla riemersione di questo o quel ricordo. Nel mezzo, riflessioni interiori scritte senza filtro (e quindi senza punteggiatura) si concludono talvolta con decine di punti di sospensione che vorrebbero rappresentare il vuoto di parole davanti all’assenza della persona amata (ma non inserendo alcun punto si sarebbe evocata probabilmente anche meglio questa sensazione di vuoto). Nel mezzo, l’autore propone numerose citazioni in cui ritrova in momenti diversi della giornata la presenza della moglie scomparsa: da Dante a Madre Teresa di Calcutta, passando per Vecchioni (intervallato da frammenti di testi giornalistici sulla guerra in Libia), Battiato (pur forzando l’accezione di ‘amore’ del cantautore catanese in uno dei suoi successi più recenti) fino a Jovanotti, senza soluzione di continuità.

Chiude il volume, dopo le dodici Lettere aperte e un breve capitolo con una nuova prevedibile citazione musicale (Ciao amore ciao), un lungo commiato in versi intitolato L’incontro, in cui lo spazio fisico cede il passo a sensazioni incorporee («sospeso nel limbo del pensiero / lentamente il contatto con il segno / ermetico della terra non riconosceva / più il suo linguaggio»), e in cui, per una bizzarria editoriale, tutti gli apostrofi sono sostituiti da underscore.

Stefano Savella