“Mai innamorarsi ad agosto” di Francesco Marocco

Mai innamorarsi ad agosto (Fandango, pp. 272, euro 15) è la seconda opera narrativa del barese Francesco Marocco, che ha esordito nel 2006 con la raccolta di racconti L’estate in cui il Bari comprò João Paulo (la meridiana). Mai innamorarsi ad agosto è un romanzo sulla giovane generazione precaria – professionalmente e affettivamente, sui compromessi che è disposta ad accettare, sui desideri e le ambizioni che nonostante tutto la animano: «Ci stringevamo nelle spalle di fronte a una dimensione pubblica a cui non eravamo stati educati, noi che dalla politica avevamo avuto solo la possibilità di scegliere se essere berlusconiani o antiberlusconiani, null’altro. Ci stringevamo nelle spalle, accumulando emicranie e gastriti nervose, compensati e sedotti dall’accessibilità del mondo che Google, Facebook e Ryanair ci avevano regalato. Ci stringevamo nelle spalle e incendiavamo ogni cosa in una rincorsa dionisiaca che era un lungo traghettare verso un’età adulta che non sarebbe mai arrivata […]».

Il protagonista principale è Matteo Marano, detto Bum Bum per i suoi promettenti trascorsi calcistici, bruscamente interrotti per una vicenda di doping: ha poco più di trent’anni, una laurea in Architettura con un ricco curriculum accademico e nessun futuro. Ecco perché, quando un cinico dirigente del Ministero dell’Ambiente gli propone un posto fisso se riuscirà a farlo diventare capocannoniere del torneo interministeriale, accetta senza esitazione, incurante del disappunto della sua integerrima compagna. Del resto la relazione con Neve è ormai ridotta a semplice consuetudine e Matteo si lascia tentare dal fascino algido di Claudia, finendo così per tradire tutto e tutti, compreso se stesso.

Una scrittura semplice, quella di Marocco, con virate umoristiche e ripiegamenti sentimentali, che molto si presta a essere gustata sotto l’ombrellone, come anche titolo e copertina lascerebbero intendere.

Giovanni Turi