“Rom oltre il campo” di Matteo Magnisi

Chiunque si sia interessato negli ultimi anni, in Terra di Bari, alle sorti delle comunità rom stanziate in molti paesi e città della provincia, conosce almeno in parte la storia del campo del quartiere Japigia di Bari e il nome di Daniel Tomescu. Quella storia e quel nome sono tuttavia legati anche alla figura di Matteo Magnisi, una vita spesa nel volontariato a Bari, dove è stato anche consigliere comunale e ispiratore del progetto che ha portato in questi anni a una progressiva integrazione di un’intera comunità rom del capoluogo pugliese. Tutta la sua attività e l’impegno profuso in questa lunga battaglia antirazzista sono ora raccolti nel suo libro Rom oltre il campo. Storie di inclusione e formazione (collana “Scaffale multiculturale” della Stilo Editrice, pp. 125, euro 13), che molto deve anche alla recente esperienza universitaria dell’autore, in procinto di conseguire la laurea magistrale in Scienze Pedagogiche all’Università degli Studi di Bari.

Un evidente spirito didattico caratterizza ad esempio la seconda parte del libro, dedicata alla storia del popolo rom, in cui Magnisi ripercorre a grandi linee le origini e soprattutto le persecuzioni che si sono susseguite dal sedicesimo secolo in poi, fino all’apice dello sterminio di massa operato nei lager nazisti, e che sono continuate fino al crollo dei regimi comunisti dell’Est europeo e, come testimoniano le cronache, fino a questi stessi anni (si legga, ad esempio, il contributo di Antonio Vigilante pubblicato su «Educazione democratica»). Una storia, quella del popolo rom, che ha bisogno di recuperare, specialmente nelle scuole, il tempo perduto dopo il silenzio che l’ha caratterizzata nei decenni scorsi («Il 27 gennaio – ricorda Magnisi – in Italia si celebra il Giorno della Memoria ma non vi è alcun riferimento alle migliaia di vittime rom e sinti»). Sempre nella seconda parte del libro rientra la trattazione delle questioni dirimenti che riguardano la presenza delle diverse comunità rom in Italia, “il paese dei Campi” come è stato definito dall’Unione europea proprio per l’aver provveduto, fin dagli anni Settanta, con una norma provvisoria rivelatasi – come spesso accade – definitiva, a segregare comunità di alcune famiglie nelle periferie delle nostre città, in aree quasi mai attrezzate con i più elementari servizi igienici. L’opposto di quanto è invece accaduto nel quartiere Japigia di Bari a partire dal 2005, quando, dopo diversi sgomberi operati dalla precedente giunta di centro-destra, si è voluto assegnare, sotto la spinta propulsiva di associazioni e volontari, un’area attrezzata alle famiglie rom rumene giunte a Bari alcuni anni prima, dopo che, malgrado la caduta del regime del conducator, atti di razzismo e intolleranza in Romania contro i rom avevano imposto loro la fuga in Italia, insieme ad altre decine di migliaia di persone. Della storia del campo di Japigia Magnisi ripercorre, senza troppi orpelli burocratici, le tappe fondamentali: tra queste ultime vi è in particolare la creazione della cooperativa “Artezian”, di cui è presidente e animatore il leader di quella comunità, Daniel Tomescu, a testimonianza di come una completa integrazione non passi esclusivamente dal miglioramento delle condizioni abitative (come avvenuto ad esempio in altre località italiane), ma anche da un accompagnamento al mondo del lavoro (con la possibilità di utilizzare la formula della cooperativa sociale per categorie svantaggiate) oltre che alla fondamentale scolarizzazione dei bambini. Tutta questa esperienza, conclude Magnisi, è il risultato del successo della pedagogia interculturale applicata a «un’educazione alla politica, che coinvolga in primo luogo noi tutti, chiamati a costruire rapporti di convivenza pacifica e costruttiva».

Stefano Savella